Derrick De Kerckhove
da “Mediamente” Biblioteca digitale RAI Educational
“La mente umana e le nuove tecnologie di comunicazione”
INTERVISTA:
Domanda 1 Lei ritiene possibile interpretare lo sviluppo della psiche dell’uomo occidentale in relazione ai mezzi di comunicazione?
Risposta Si, questo fondamentalmente è il tema di tutti i miei libri. A cominciare dall’alfabeto, da come l’alfabeto ci ha resi tutti “privati”. E’ utilissimo descrivere questo sviluppo attraverso il nostro modo di essere in relazione con il linguaggio. Il linguaggio è esterno a voi e vi controlla, oppure il linguaggio è interno a voi e quindi siete voi a controllarlo. Se è al di fuori, avrete un potere minimo sul vostro destino, avrete una scarsissima coscienza e ancor meno autocoscienza, ed una libertà minima nel decidere quello che volete fare, quello che volete pensare. Dopo l’invenzione della stampa, ad esempio, per 200 anni si sono combattute grandi battaglie per la tolleranza in Spagna, in Italia e in Francia, dappertutto nell’Europa occidentale, contro i pregiudizi religiosi: questi erano linguaggio esterno. La religione è linguaggio esterno, fuori del controllo della gente. I libri, la cultura, sono linguaggio interno a noi, che ci permette di controllare noi stessi.
Domanda 2 Che cosa accade con la televisione e con la radio?
Risposta Si tratta ancora una volta di linguaggio esterno. E questi sono i dittatori, grandi dittatori che conoscete bene, il Grande Fratello: sono individui che parlano e fanno marciare gli eserciti come un solo uomo. Con la televisione abbiamo ancora una forma di dittatura, ma del mondo consumistico: essa trasforma la gente in consumatori, non in soldatini. I computer sono come libri elettronici, vi restituiscono il potere del libro e il potere di controllare il linguaggio, anche se condividete questo potere con una macchina. La macchina mette la vostra mente sullo schermo all’esterno, ma siete ancora voi a controllare la relazione. Così, i libri vi rendono “privati”, mentre radio e TV vi rendono “pubblici”, e i computer vi fanno diventare di nuovo “privati”.
Domanda 3 Allora, che cosa sta accadendo oggi con le reti telematiche?
Risposta La rete è il computer più la televisione più la radio più il telefono. Una volta congiunti i computer e i telefoni, avete linguaggio esterno, collettivo, e linguaggio interno e privato con la macchina. Per la prima volta nella storia, c’è una situazione in cui abbiamo un controllo privato del linguaggio che non viene eliminato dal collettivo, e che non elimina il collettivo. I computer in sé sono privati proprio come i libri; il computer più il telefono rimettono insieme il privato e il pubblico. Così, questa è la storia della nostra relazione con il linguaggio attraverso i media.
Domanda 4 Che cosa accadrà con queste reti? Si produce uno spostamento del potere dal produttore al consumatore ?
Risposta Nelle reti accade, che il potere si sposta dal produttore al consumatore, e il consumatore diventa un trasmettitore. Naturalmente, la televisione dovrà confrontarsi con questo. Molte persone mi chiedono: “Che cosa può fare allora la televisione?” Sta diventando frammentata, si atomizza, tutti i pubblici televisivi in Canada e negli Stati Uniti sono in declino. Le grandi reti perdono spettatori, mentre le piccole reti crescono. Non penso che la televisione stia morendo; lungi dal crederlo. Essa fornisce un certo modello di consapevolezza umana tutta d’un colpo. La TV, come disse Bill Moyer, è “la mente pubblica”, essa è necessaria, molto, ma non può esserlo escludendo la mente privata degli utenti.
Domanda 5 Quindi un linguaggio ad una dimensione? Sarà un linguaggio unico?
Risposta No di certo. Quello che sta accadendo, credo, è che i linguaggi e le reti hanno tutto lo spazio nel mondo per esprimere se stessi. Non c’è alcuna necessità di avere un ordine solo, un linguaggio solo, una sola rete, e un metodo unico. Oggi quando si esplora quello che succede in Internet, nel World Wide Web, notate che Davide è alla pari con Golia, ognuno ha le stesse possibilità, Olivetti non ha più potere di qualche ragazzino che dall’università lancia il suo vecchio programmino. Ognuno sta alla pari, e, date queste condizioni, non è necessario avere un solo linguaggio, non c’è nemmeno uno standard unico, non c’è una sola piattaforma, un solo tipo di computer. Qualsiasi computer andrà bene. La legge della digitalizzazione, l’essere digitali, sta riducendo tutte le differenze ad una sola base comune, ma permette a tutte le differenze di fiorire a partire da questo materiale digitalizzato.
Domanda 6 Che cosa avviene secondo lei nel cervello umano che si adatta alla telecomunicazione e al computer? Cosa cambia?
Risposta Questa è una domanda più complicata, perché oggi accade che, fino ad ora, abbiamo avuto delle macchine o dei media che hanno fatto andare le nostre menti individualmente più rapidamente o più lentamente. Ieri i libri facevano andare la mente in modo più rapido, oggi i libri fanno andare la mente piano, perché la radio, la televisione, ed i computer sono più veloci. Ma la cosa nuova è che i computer stanno facendo andare molte menti associate in modo più veloce, in opposizione alla mente singola. I computer più il telefono sono intelligenza collettiva. L’intelligenza collettiva cambia la natura dei nostri processi mentali, e ci permette di dipendere maggiormente dalla nostra rete per prendere una decisione, per creare assieme ad altri, per scoprire ogni genere di cose. I cambiamenti sono dovuti al fatto che non solo una singola mente, ma molte menti divengono parte del network.
Domanda 7 Questo è un programma per la memoria.
Risposta La memoria oggi non è più nella testa, è sempre più condivisa con altri. Alla base la rete, Internet, è un enorme disco globale, è un enorme disco fisso o un enorme CD ROM. E’ multimediale, e ha preso ogni cosa. La memoria è veramente buona. Qui siamo vicini a Pompei, e Pompei così come è, è una cosa fantastica. Gli atomi di Pompei – come direbbe Negroponte – sono meravigliosi, ed io voglio andarci sempre. Ma è fuori di dubbio che per essere capaci di ricostruire Pompei e di creare dobbiamo fare qualcosa di simile a quando si pensa. Andate a Pompei, e che cosa accade nella vostra mente? E’ evidente, ricostruite attorno alle rovine, e vi dite: “Oh, questo è proprio come era un tempo”. Cercate di immaginare la gente che camminava per quelle strade. Questo è quanto accade ora. La gente di fatto sta mettendo Pompei sui CD. O quel magnifico lavoro fatto da IBM, da Antinucci, con San Pietro a Roma. San Pietro è sempre là, ma potete anche immaginare di averlo a disposizione in casa. Non dovete andare in Italia, potete farlo attraverso il Canada e visitate San Pietro, proprio così come fareste nella vostra testa. Questa è la memoria. La memoria è dappertutto.
Domanda 8 Gutenberg ha fatto di ciascuno di noi un lettore, grazie all’uso dei caratteri. Adesso però la fotocopia ci sta trasformando tutti in editori. Lei è d’accordo in questo?
Risposta Questo è evidente. Questo accade già da un pezzo. Dall’invenzione della fotocopiatrice in poi, tutti siamo stati capaci di diventare editori. Ma la cosa più complessa ora consiste nel fatto che i libri sono il solo posto dove le parole se ne stanno in quiete. Quando parliamo, le parole si muovono; si muovono per radio, si muovono sul video, e sullo schermo con Internet anche si muovono. Questa è la ragione per cui pubblicare diventa molto interessante: non è più un medium fisso, è un medium condiviso, a cui contribuisce la gente comune. Così ora la pubblicazione va ben oltre la fotocopia, ben oltre la forma fissa, è piuttosto un pensare collettivamente in tempo reale. Così, posso scrivere qualcosa nella posta elettronica o in Internet, tu lo leggi, ci aggiungi qualcosa, questo qualcosa ritorna indietro a me, un altro lo legge anche, e poi aggiunge qualcosa… e dopo alcune settimane abbiamo una gran massa di conversazioni molto intelligenti su temi specifici, non lineari ma collegate; questo significa che ogni soggetto importante che tu e tu e io abbiamo discusso può ora essere studiato da qualcun altro. Giusto spulciando. Selezioni quel soggetto, e leggi quello che tu ed io e poi lui abbiamo detto su quel soggetto. Questo è un modo completamente diverso di pubblicare.
Domanda 9 Il libro che Lei ha recentemente pubblicato in Italia parla di videocrazia cristiana.
Risposta In quel libro ho cercato di capire come la sensibilità religiosa è cambiata sotto l’impatto dei media. Il mio primo saggio fu sul televangelismo. La ragione per cui l’ho fatto era perché una commissione cattolica mi aveva chiesto di scrivere qualcosa sul televangelismo. La domanda era: ‘Lei pensa che i cattolici dovrebbe fare anche loro televangelismo?” Era una domanda da cento punti. Non sono un teologo, ma ero molto interessato. Io sono cattolico, sono nato cattolico, e sono un cattolico praticante, così dovevo sapere. Ho riflettuto su questo, e ho pensato a me stesso. Ora raccomanderei questo al vescovo o a chiunque altro si occupi di queste cose: dovrebbe effettivamente fare del televangelismo, perché è di grande successo. Circolano grandi quantità di soldi nel televangelismo. Cominciai a capire come funziona il televangelismo, come ha a che fare con il tuo corpo. La televisione non ha a che fare con la tua testa, ha a che fare con il tuo corpo. Il televangelismo parla in effetti a ciò che chiamo il sistema nervoso centrale. Dopo aver studiato come funzionava il televangelismo, che cosa stava facendo e come cambiamo la nostra sensibilità nei confronti della religione, e nei confronti delle altre persone, la mia conclusione era che la fede non è materia televisiva; è una materia di contatto umano personale. La parola umana può essere amplificata e trasportata da questi media; ma il cuore della presenza umana rimane nella persona e non nei media. Così a questo livello non ero sicuro di voler raccomandare il televangelismo alla Chiesa, perché la Chiesa è un contatto da persona a persona, reale e profondo.
Domanda 10 E il Papa invece? Il Papa elettronico?
Risposta Il Papa elettronico. Sì, ho scritto anche su di lui. Io penso che questo papa sia molto buono. E’ andato in giro per il mondo. Prima di tutto non è italiano, e questa è una buona cosa: è l’internazionalizzazione del papato. Poi è una bravissima persona. In un certo senso egli ha risposto alla domanda del televangelismo, perché egli è un naturale televangelista. E’ sempre in TV in un modo o nell’altro, in un paese o nell’altro, e questo ha aiutato molto. La Chiesa di fatto ne ha tratto una grande carica di energia e di incoraggiamento. Naturalmente, alla Chiesa sono state rivolte tantissime domande fondamentali, e il papa non ha risposto a tutte; da qui le grandi resistenze alle sue idee sulla contraccezione e l’aborto, certamente è anch’esso una faccenda quanto mai seria, e naturalmente sull’ordinazione delle donne. Ci sono tantissime ragioni perché la gente sia arrabbiata col papa, ma ci sono anche tante e tantissime ragioni, per lui, di essere fiero di quello che ha fatto, perché ha fatto in modo da globalizzare la Chiesa più di quanto essa non lo fosse prima. Cattolico significa appunto “globale’. E se siamo in una cultura globale, è meglio avere un papa globale.
Domanda 11 Internet è una terra di nessuno, o è uno spazio metafisico?
Risposta Questa è una buona domanda. E’ un “non luogo”: su questo, credo, Negroponte aveva ragione. Non c’è alcun posto per Internet. Non penso però che sia una terra di nessuno. Al contrario, penso che ci siano tantissime persone – 30 milioni di persone non sono una terra di nessuno! Se poi sia qualcosa di spirituale… Mettiamola in questi termini: le reti e l’intelligenza umana sulle reti sono la cosa più vicina alla spiritualità che la tecnologia ci abbia mai dato finora. Ma non sappiamo molto della spiritualità. Io posso capirla come la più rapida di tutte le cose, di tutti i processi; la cosa più rapida e più comprensiva. Ha a che fare con qualsiasi cosa. Il fatto è che è talmente rapida che nessuno può vederla. La mente più rapida è più lenta della spiritualità, e così il sistema più rapido è più vicino, un po’ più vicino, alla spiritualità, anche se non è spiritualità. Rifiuto che mi si dica che la realtà virtuale è spirituale, che l’Internet è spirituale. Ma se mi si dice che esso ci può aiutare a cominciare a capire che cosa sia la spiritualità, allora forse sì.
Domanda 12 Può essere un posto sacro addirittura, come uno spazio di meditazione; l’immaterialità è la meditazione.
Risposta No, io penso che la meditazione possa accadere ovunque, in ogni momento; è solo lo spazio speciale. Non penso che Internet sia uno spazio sacro, veramente non lo penso. Il sacro è qualcosa, ancora una volta, di molto ma molto più rapido. Una delle teorie teologiche più interessanti dice che la luce è spiritualità rallentata. La luce di fatto è molto più rapida di qualsiasi altra cosa. C’è molto di misterioso. Lei ed io abbiamo solo questo dato tempo da vivere, e nel corso di questo tempo abbiamo molte vie di accesso alla spiritualità. Dobbiamo cogliere pienamente queste opportunità, e non aspettare la prossima tecnologia che ci aiuti.
Domanda 13 Un dato può essere il fatto che non c’è più la materia in Internet.
Risposta Questa mattina è stata detta una cosa molto interessante: che la materia è al di fuori, e tutta questa immaterialità è il di dentro, la conversazione in rete. Negroponte aveva ragione nel dirlo, non vivete senza atomi, non avete vita senza il corpo, non avete vita senza la materia, non avete nulla senza la materia. Così, alla base, Internet non è come se non continuassimo più ad avere corpi. Di fatto tutti si preoccupano su come verrà applicata la legge alla rete, Negroponte dice che non è possibile. Invece si può, perché le persone hanno ancora dei corpi e possono ancora essere trovate. Non credo che possiamo separare il corpo dalla mente collettiva.
Domanda 14 Però il momento in cui Lei accede all’Internet esce dal concetto di spazio-tempo.
Risposta Ma è stato l’alfabeto a creare tempo e spazio. Non esistevano prima dell’alfabeto. Tutti noi pensiamo che lo spazio sia infinito, e che il tempo cominci qui e finirà da qualche altra parte. Questa è la visione del tempo unilineare, irreversibile, storico. Ma si tratta di una struttura alfabetica, è veramente una struttura alfabetica, non è una struttura televisiva, più di una convenzione. E’ qualcosa di neurologico, è una struttura neurofisiologica. Quando siamo ancora bambini, e impariamo a leggere, viene generata un’interazione tra la struttura della nostra mente e la struttura della scrittura. Cominciamo ad imparare, e integriamo queste strutture. Ma nella rete non c’è spazio. C’è il tempo. Non c’è spazio, ma non usciamo fuori dal tempo nella rete, usciamo fuori solo dallo spazio. Lo spazio è stato conquistato. La realtà virtuale è la conquista dello spazio. La luna è conquista dello spazio. I database sono una conquista dello spazio. Sappiamo tutto sullo spazio. Non sappiamo nulla sul tempo. Il vostro tempo, il mio tempo, il suo tempo sono fermi, non vanno all’indietro, ancora non li potete espandere. Potete vivere più rapidamente, potete vivere alla velocità dei nanosecondi. Un bambino, che gioca con i videogiochi, vive molto velocemente, e forse ha più tempo perché vive più rapidamente. Ma non è possibile espandere il tempo, o cambiare la propria durata di vita, e non si può nemmeno espandere il tempo delle risorse disponibili per un vantaggio finanziario, o per qualsiasi altro tipo di vantaggio. Perciò, non confondiamo tempo e spazio come se fossero la stessa cosa nella rete. Non c’è spazio nella rete, ma ci sono un mucchio di costrizioni temporali, un bel mucchio davvero. La velocità è l’essenza di Internet: Quanto dovrete aspettare per una pagina? Questa è veramente una questione di tempo.
Domanda 15 L’unico limite che si è riusciti a conquistare con Internet è quello di andare in un’altra parte del mondo.
Risposta Sì, è possibile risparmiare del tempo eliminando lo spazio. Ogni volta che si sopprime dello spazio, si risparmia il tempo che ci vuole per attraversare quello spazio. Ma a proposito del tempo, ora, dall’invenzione della realtà virtuale e dei sistemi interattivi in poi, la gente parla del “tempo reale” , questa parola ormai esiste. Il tempo reale è un gesto che è seguito immediatamente da una reazione. Ma nella rete, nelle comunicazioni nel network, il tempo reale è esteso perché non è tempo solare. E’ il tempo del contesto e della pertinenza. Se ti mando un messaggio, e tu non lo ricevi per sei ore, il tempo reale dura fino al momento in cui tu sei collegato e mi rispondi. Questa estensione del tempo è un approccio diverso al nostro modo di distribuire la nostra vita, al nostro modo di organizzare la nostra vita. L’idea di tempo esteso è forse un’idea utile.
Roma, 13/01/96
“Arte e scienza nella rete”
INTERVISTA:
Domanda 1 Alcuni sostengono che siamo all’inizio di una nuova era dell’informatica nella quale l’aspetto saliente è la rete. Che cosa pensa di questa grande novità?
Risposta Sono d’accordo. Si tratta dell’ultima fase dello sviluppo basato sull’elettricità e iniziato con il telegrafo. Consideriamo il telegrafo, la radio, il telefono, la televisione, i computer ed ora le reti: sono diverse fasi di una sorta di sviluppo ininterrotto dell’elettronica che in sostanza sostituisce i processi mentali del mondo del libro con l’attività fisiologica del sistema nervoso esteso. L’elettricità è, in sostanza, il sistema nervoso. La televisione e la radio hanno creato una cultura di massa, una comunicazione a senso unico da una stazione centrale verso l’esterno, con scarso ritorno in senso inverso. La negazione dell’interazione. La TV è refrattaria all’interazione. Il suo è un prodotto costoso, usato solo per una volta, eccetto che per le repliche, un prodotto usato solo per una volta, senza autentica conservazione in “magazzino”, senza che su di esso si riconoscano diritti a qualcosa. Uno spreco di energia umana che dura da anni. La civiltà della televisione è una civiltà dello spreco: essa ama produrre e consumare e far consumare di più e incoraggia un maggior consumo. E’ la madre della pubblicità: essa crea una gamma di offerte per un pubblico che deve soltanto sedere davanti alla TV e comprare. Lo spettatore non è passivo, dal momento che la sua attività consiste nell’acquistare prodotti o votare per individui che continuano ad alimentare il sistema. Il computer è un grande nemico per la TV. La TV minacciava il mondo dei libri, il vecchio ritmo dei libri, il loro modo di essere, l’identità, il mondo dello spirito critico. Con i computer i libri ritornano e l’effetto è clamoroso. Un computer è in realtà un libro elettronico; è il primo libro elettronico. Esso crea una potente accelerazione del pensiero, così come di una quantità di processi. Quello che in realtà si è verificato è solo un attacco alla TV. I computer hanno invaso la tecnologia della televisione e poi hanno cercato di inghiottire completamente la televisione introducendo in essa l’interazione. Ma la TV ha resistito con successo a quest’ultimo tentativo. La nuova società è la società delle reti. E’ un’autentica civiltà della comunicazione e rappresenta l’ultima forma dell’ampliamento della mente poiché con essa l’estensione della mente diventa collettiva. Per la prima volta nella storia del mondo disponiamo di uno strumento che nello stesso tempo sviluppa la personalità del singolo e la sua socializzazione, sviluppa il privato ed il pubblico, l’oralità e l’archivio della memoria, il singolo e il molteplice. E’ la prima volta che disponiamo di strumenti per moltiplicare le intelligenze umane e far sì che queste si possano collegare. Si può analizzare la seguente differenza: Tv come prodotto costoso usato per una sola volta rispetto alle reti come prodotto economico usato, riusato e riconfigurato. E’ una differenza incredibile; è un fattore economico del quale la gente non ha ancora neanche iniziato ad avere coscienza. Un’economia di un tipo completamente nuovo. La TV odia l’interazione.
Domanda 2 Può fare l’analisi del rapporto tra la TV e l’interazione?
Risposta Il rapporto tra la TV e l’interazione è di incompatibilità della prima nei confronti della seconda. Quando si verifica una relazione interattiva, la televisione non funziona secondo le modalità che le sono proprie, rivelando così che non è adatta all’interazione. In linea di massima, la televisione, per sua natura, deve essere una sorta di mezzo di trasmissione a distanza a senso unico. Facendone un mezzo di trasmissione a distanza ravvicinata con la partecipazione dello spettatore, non si ha più televisione, ma un mezzo di comunicazione multipla, di Internet; si creerà una situazione di collegamento in diretta per poter avere interazione, determinando la fine della televisione. In altre parole, la vera funzione della televisione è rivolgersi al pubblico per formare un’opinione pubblica, in quanto è un mezzo di comunicazione che riunisce; ma se la si rende interattiva, la televisione diventa uno strumento educativo, una macchina per giocare, un videogame,e così facendo si snatura.
Domanda 3 In questo mondo delle comunicazioni in trasformazione, quale ruolo può svolgere l’Italia con la sua cultura?
Risposta L’Italia possiede una cultura orale. Avete un senso spiccatissimo della comunicazione orale. Molto più che non nei Paesi del Nord, in Italia c’è la sensazione di dover stare in un contesto orale, in tempo reale con altri. L’Italia ha un’esperienza fantastica in fatto di televisione. Ama la televisione, conosce la televisione; l’Italia è uno dei principali fruitori di televisione, perciò non meraviglia che sia ancora molto impegnata con la televisione e la consideri il principale mezzo di comunicazione. Ma in realtà la TV non può restare tale nell’economia che ora sta prendendo forma. L’Italia ha davanti a se un periodo di 5 anni durante il quale altri Paesi faranno ciò che è scontato, ossia allacciare ed attivare le loro reti. In Italia tutto questo non c’è ancora. Sarebbe sufficiente sfruttare la rete esistente, già molto buona, in modo da assicurare un’interazione completamente simmetrica. Se non c’è questa simmetria è meglio lasciar perdere, si sprecherebbe soltanto una gran quantità di tempo. Penso che proprio oggi occorra investire una grande somma di denaro per dar vita e per incrementare la cooperazione nelle comunicazioni via satellite, nella comunicazione senza fili. Occorre investire un’enorme quantità di denaro nell’aggiornamento degli insegnanti ed inoltre occorre far sì che gli allievi che hanno appreso possano insegnare ai loro colleghi studenti ed ai propri insegnanti. L’insegnamento è la priorità numero uno per lo sviluppo delle reti telematiche. Esso, infatti, paga sempre, se non direttamente in termini di utenti del sistema, paga in termini di creatori e di elaboratori di informazioni. E questo è incredibilmente importante, in modo particolare oggi, ai fini dell’economia che sta emergendo. Quindi l’insegnamento è un investimento da fare. Un altro investimento consiste nella liberalizzazione di attività disciplinate da alcune regolamentazioni obsolete. In qualche misura è necessario deregolamentare, così come ci deve essere protezione della concorrenza. Credo che si debba in qualche modo garantire unità d’intenti a tutti i fornitori di servizi, ma nel contempo si deve consentire lo sviluppo di una vera concorrenza tra questi. Il Canada sarebbe un ottimo oggetto di studio per il legislatore italiano, perché da noi non si è affermata la propensione per una deregolamentazione piena, aperta e selvaggia. Noi siamo per un tipo di deregolamentazione caso per caso, punto per punto. Siamo andati molto piano in passato. Se l’autostrada informatica significa qualcosa, significa la responsabilità del governo nel farne uno spazio pubblico; non richiede invece di essere lasciata all’impresa privata, alla grande impresa ed al mondo degli affari: quest’ultimo infatti, lo conosciamo tutti, non possiamo criticarlo per la sua natura, ne ricaverà denaro senza trasformarlo in un motivo di progresso sociale. Una società civile è fatta dal governo più il mondo degli affari: cosicché il vostro governo ha una corresponsabilità nel far sì che il pubblico italiano disponga di accessi cognitivi, tecnici, finanziari. Non lasciate che la STET aumenti la tariffa per gli utenti di Internet, dieci o cento volte più che negli altri Paesi: non è la politica giusta.
Domanda 4 Passiamo ad altro. Quale ritiene sia il futuro dei linguaggi artistici in relazione alla nuova tecnologia ed in particolare alla realtà virtuale?
Risposta Abbiamo fatto qualche lavoro con la realtà virtuale nel quadro del Programma McLuhan. In passato abbiamo lavorato sulle interfacce: ogni interfaccia rappresenta un’estensione del tatto. Una cosa divertente è che veniamo da una civiltà prevalentemente visiva, qual è quella rinascimentale; con i nuovi ambienti di vita sensoriale simulata stiamo ritornando ad una cultura tattile e la gente non se ne accorge. Così agli artisti si richiede di creare sistemi interattivi e ognuno di questi non è altro che una variazione, realizzata con l’ausilio di macchine elettroniche, sul tema delle possibilità tattili. Faccio ora l’esempio di un sistema di danza: si danza davanti ad una telecamera e l’ immagine di chi danza viene registrata digitalmente in un computer e quest’ultimo invia informazioni ad un MIDI, ad un sintetizzatore e quindi i suoni creati dai movimenti di chi danza vengono completamente controllati. Il computer registra e può anche ricordare e anticipare certi tipi di suoni; può cominciare a fare la media dei movimenti di chi danza e anticipare certi tipi di movimenti per creare la musica del danzatore. Stiamo facendo qualcosa di artisticamente scientifico in quanto è preciso, si collega a movimenti assolutamente reali e presenta in qualche modo una connessione diretta con il computer. Abbiamo creato una realtà virtuale che l’autore, uno dei nostri esperti che lavora al programma McLuhan, ha chiamato “Giardino virtuale”. Chi usa il programma è come un’ape; atterra su un fiore, lo osserva, poi vola su un altro fiore e, per via digitale, preleva qualcosa dal primo fiore e lo porta sul secondo: quindi, con la combinazione dei fiori e del tempo passato su ciascun fiore, se ne crea un terzo, che è il risultato dell’ibridizzazione. Ibridizzazione: questo è un concetto virtuale molto bello. Amiamo questo tipo di materiale virtuale. Ci piace anche il materiale che può essere d’aiuto alle persone. Per esempio usiamo l’arte e la tecnologia per aiutare persone handicappate o persone ospedalizzate con problemi di movimento: così abbiamo usato alcune tecnologie che permettono loro di avere sensazioni più piacevoli nel fare esercizi di movimento come, per esempio, creare la musica. Abbiamo usato questo sistema con i paraplegici e dopo una sperimentazione di dieci mesi i miglioramenti erano così radicali che i risultati sono stati pubblicati su giornali specializzati. Inoltre abbiamo usato un altro sistema per permettere di leggere e scrivere ad una donna che poteva solo gesticolare: le abbiamo dato queste possibilità mediante una connessione con una telecamera e creando ogni tipo di strumenti per collegarla ad un computer. A questa donna, laureata in legge, abbiamo permesso di continuare il suo lavoro ed i suoi studi. Amiamo queste innovazioni con base artistica che possono essere applicate alla vita reale.
Domanda 5 Lei crede, quindi, che la cultura artistica avrà un ruolo da svolgere nello sviluppo futuro del rapporto tra uomo e computer e tra uomo e uomo attraverso il computer?
Risposta Si. Il rapporto uomo-uomo è diverso dal rapporto uomo-computer perché il primo non è altro che la rete. La rete è la base essenziale di ogni discorso intorno all’interazione uomo-uomo o persona-persona. Ora, è necessario far ricorso ad un certo tipo di arte per occuparsene. L’anno scorso ho partecipato ad una giuria di arte in rete per Ars Electronica, a Linz, in Austria. Nessuno disponeva di criteri per il nostro compito. Cosa è l’arte in rete? Quale ne è la specificità? Non si tratta di album con bei disegnini che chiunque può fare con una scatola di colori e lanciare in rete dicendo: è la mia arte. Abbiamo riflettuto sul fatto di essere in relazione con la rete; quindi il criterio è l’interconettività, la complessità, l’abbondanza delle sfaccettature delle prospettive e delle applicazioni, l’eleganza. Potete così trovare un programma intelligente come Ringo, che vi permette di conoscere il gusto musicale di ognuno in modo da poter creare una comunità di gusti analoghi ed averne un ritratto completo. Abbiamo dato il primo premio a Idea Futures. Chi si inserisce mette in rete un’idea, destinando ad essa una somma di denaro. Il giorno dopo altri considerano quell’idea ed impegnano denaro per migliorarla. E dopo un periodo di due mesi o due settimane o due giorni, l’idea è cresciuta di valore, di qualità, di applicabilità. Forse un giorno diventerà un progetto per investimenti. E’ geniale. Un altro esempio sono le connessioni delle conversazioni in rete. Sebbene non sia realmente in funzione, amo l’idea che si possa avere un dialogo in rete attraverso il mondo intorno ad un certo argomento in un sito della rete, senza essere costretti a rivedere le conversazioni in modo lineare, ma potendo analizzare un’area di argomenti attraverso un iperindice. Questo è materiale stimolante per l’intelligenza. Trovo che questo sia la “connettività”. Trovo che questo sia degno di una sensibilità estetica. Un artista di Parigi, in collaborazione con il MIT ha creato il seguente sistema: uno parla ed un microfono riceve le parole, che sono trasformate in un testo, per esempio in inglese. Il testo è trasmesso ad un traduttore che lo trasforma in un testo francese e, alla fine di tutto il processo, si può udire un sintetizzatore pronunciare, in modo approssimativo, la traduzione francese. E’ un sistema ad alta tecnologia che potrà essere utile per il mondo degli affari; tuttavia proviene da una sensibilità artistica per la traduzione da una modalità in un’altra e da una lingua in un’altra e poi di nuovo nella modalità originaria, questa volta grazie alla mediazione del computer. Un altro esempio è “l’Archivio” di Antonio Muntadas, una novità fantastica. Tutti i file rappresentativi del materiale artistico censurato dalle autorità governative, dai tempi di Nefertiti ad oggi, sono resi disponibili in rete. Sembra proprio di essere al KGB, un grande gabinetto di consultazione con tavolinetti e lampade da tavolo e tutti questi archivi; ma ciò che si vede è Internet e su Internet, naturalmente, ci sono tutti i documenti ai quali la gente sta dando un’occhiata. La gente è molto affascinata da questo particolare sito. E’ questa la connettività: tutto il materiale oggetto di repressione viene restituito e reso disponibile. Inoltre la gente può aggiungere le proprie lamentele contro la censura ed esibire le proprie prove e depositare il proprio materiale. Non ci sono limiti alle possibilità.
Domanda 6 Possiamo dire che stiamo alimentando un nuovo modello di estetica?
Risposta Certo. Per quanto riguarda l’estetica stiamo sperimentando i confini tra la scienza estetica e la scienza applicata. Assistiamo ad una compenetrazione senza precedenti dei domini dell’arte e della scienza. Siamo anche di fronte ad uno spostamento dell’arte, dal creatore al fruitore: il progetto dell’opera diventa un meta-progetto, in base al quale sono definiti i parametri progettuali per la creazione del prodotto artistico finito. Pertanto l’effettivo creatore è il fruitore, ossia l’artista è il creatore virtuale. Ciò è quanto realizzato dal sistema di danza sopra descritto. L’autentico creatore di ogni prodotto artistico è il fruitore, colui che danza e crea la musica. Ma chi ha creato tutte le possibilità virtuali racchiuse nel meta-progetto, è l’artista.
Domanda 7 Poiché l’ipertesto offre la possibilità di scegliere, non crede che la narrativa che si avvale di tale mezzo, in qualche modo, sia una contraddizione?
Risposta Negli ipertesti è in discussione la linearità, non la leggibilità. Infatti la parola stampata e la parola alfabetica scritta, si basano sulla linearità già in ragione dello stesso processo della lettura: ogni parola è lineare, e non può che essere tale, dovendo essere letta con un inizio, una parte intermedia ed una fine. Cosicché l’emergere dell’alfabetizzazione, la traslazione del linguaggio umano in testo non fa che rinforzare la linearità innata del linguaggio parlato. Per esempio, i programmi che nel nostro corpo, nel nostro sistema nervoso, si attivano per preparare la enunciazione di una frase, sono anch’essi di natura iperlineare. Ma quando il risultato si materializza nella scrittura, allora abbiamo la linearità, la narrativa, la continuità della narrativa con le difficoltà del flashback. Bene, la linearità emerge con i testi e scompare con l’elettricità. Quest’ultima rappresenta la simultaneità. Quindi non c’è più testo ma un archivio automatico da esplorare a diversi livelli. Durante la realizzazione dell’album del Programma McLuhan, ora reperibile in un sito Beta, abbiamo fatto un’importante osservazione: quando uno guarda un testo in rete, non desidera cliccare su ogni parola scritta con la maiuscola. Abbiamo diviso la pagina in due: una parte larga, a destra, per il testo e sulla sinistra tutti i punti interessanti che il lettore può desiderare di esplorare, senza essere obbligato. Questi punti, quindi, non danno la sensazione di interrompere il testo. Inoltre, abbiamo strutturato il nostro album in orizzontale, non in verticale, cosicché se il lettore vuole navigare nella pagina, può farlo con il cursore muovendolo verso destra e può spostarlo all’infinito. Ma è sempre qualcosa di analogo alla lettura. Quindi crediamo che il nostro album sia un omaggio di Internet al libro.
Domanda 8 Crede che la nostra esperienza nella realtà virtuale sostituirà l’esperienza della lettura?
Risposta Non è possibile in alcun modo sostituire l’esperienza della lettura. Perché? Per avere la mente libera, abbiamo bisogno di una piattaforma fissa. Il mondo deve essere fissato per poter essere liberi. Se il mondo si muove, perdiamo la nostra libertà. Ci muoviamo con esso. Per questo l’interattività non contribuisce alla costruzione dell’identità dell’uomo. Essa dà più potere; dà più potere ma non più identità. Il testo è, oggi e nella storia della nostra cultura, l’unico mezzo di comunicazione che ci dia identità. Non abbandoneremo mai il testo. Elaborare informazione significa controllare un linguaggio. La televisione fa ciò a prescindere dal controllo individuale del linguaggio; la radio fa lo stesso e ha dato ai dittatori la possibilità di trasformare il loro discorso personale in discorso pubblico, sia che si trattasse dell’eroe di Roma o di Hitler o di Stalin. Costoro hanno imposto al pubblico il loro programma, il loro pensiero personale. Ma per poter controllare noi stessi il nostro proprio linguaggio, per essere padroni delle nostre parole, che è la condizione per conquistare la nostra identità, abbiamo bisogno di un testo. A questo fine non c’è mezzo di comunicazione, né film, né collegamento in linea diretta che valga.
Domanda 9 Passando ad un’altra serie di considerazioni, l’era digitale propone un ambiente nel quale il corpo sembra destinato ad avere meno importanza.
Risposta No, non è vero. Il corpo è molto più importante oggi che in passato. Prima di tutto, perché se ne è acquisita una maggiore conoscenza scientifica. Oggi sappiamo come funzionano tutti i nostri sensi: il tatto, la vista, l’udito. Sappiamo molto di più su di essi. La scienza ha studiato tutto ciò anche in virtù delle esigenze proprie della realtà virtuale e delle sue applicazioni. Nell’era del libro, nel Rinascimento, il mondo è visione e ciascuno è un punto di vista. Il suo punto di vista è dove Lei si trova: è situato dietro gli occhi, tra le orecchie, nella testa; talvolta è collegato con il cuore, ma non troppo, anzi sempre meno nella storia dell’Occidente. E oggi questo schema non funziona più perché Lei si trova ad essere sparpagliato sull’intero pianeta: può raggiungere e collegarsi con qualsiasi posto che non può vedere e su Internet non è importante quale immagine Lei proietti perché è tutto un artificio. Così ciascuno diventa in realtà soltanto il proprio corpo. E’ la prova fisica, materiale, dell’esistenza. Non si tratta solo di uno sviluppo della comprensione del corpo da un punto di vista tecnico o teorico o tecnologico; è un riconsiderazione del corpo anche sul piano legale, personale, psicologico. Il corpo pensa. Il pensiero occidentale è stato: il corpo sotto, la testa sopra. La gente comincia a fumare per tagliare il rapporto tra la risposta fisica e quella mentale. Credo che il corpo sia stato considerato stupido e muto. Oggi scopriamo che se non abbiamo un corpo che lavora in collaborazione con noi, non abbiamo nulla. Così usiamo il nostro corpo in modo diverso. Lo comprendiamo in modo diverso; esso ci identifica in modo differente e personalmente non credo a una parola delle affermazioni circa il fatto che staremmo per perdere i nostri corpi.
Domanda 10 Cambiamo argomento. Lei ha studiato il fenomeno della religione virtuale. Ci può illustrare di che cosa si tratta? Cosa potranno cambiare i predicatori televisivi?
Risposta Per essere più precisi ho parlato di “tele-evangelismo”, che è religione in TV. La realtà virtuale è una cosa molto diversa dalla TV. Innanzi tutto non ho visto realtà virtuale usata dai religiosi, almeno finora. Esiste un programma denominato “Mondi, Inc.” Serve a creare una chiesa virtuale ed ottenere che la gente vi si rechi; non credo sia questa la parte interessante della realtà virtuale in fatto di religione. E’ interessante un altro aspetto: nel 2000 la Chiesa Cattolica celebrerà il Giubileo e riunirà circa 60 milioni di persone che si recheranno a Roma con vari mezzi per partecipare alle celebrazioni. E’ legittimo che la Chiesa cattolica continui ancora a fare di sé l’unico punto di riferimento per tutto il mondo cattolico, ora che abbiamo la comunicazione globale e chiunque può entrare in contatto con chiunque altro? La risposta è proprio interessante. Roma è stata la prova materiale. Un altro aspetto del corpo. Roma è il luogo nel quale si è svolta la storia. Questo equivale ad una legittimazione. D’altra parte, la Chiesa cattolica non può pretendere, nell’attuale ambiente mondiale della comunicazione, di avere lo stesso tipo d’autorità di prima; non può abusare dell’autorità della distribuzione centralista. Così la virtualità, in fatto di fede o di spiritualità, può oggi soltanto indurre a trattare in modo discreto le specificità di ogni religione e di fatto promuovere una nuova tolleranza. C’è una grandissima esigenza di una nuova forma di tolleranza. Proprio come la tolleranza fu la conquista della libertà individuale contro la Chiesa medievale, così oggi un nuovo tipo di tolleranza multiculturale e multilingue diventa parte essenziale di ogni seria avventura religiosa o spirituale.
Domanda 11 Così Lei crede che la nuova tecnologia produrrà un nuovo tipo di spiritualità?
Risposta Tutte le tecnologie hanno cambiato la spiritualità dell’uomo: hanno cambiato le vie d’accesso, ma non le fondamenta. Il pensiero è molto rapido, ma la spiritualità è infinitamente più rapida del pensiero. Non disponiamo di supporti tecnologici per la velocità dello spirito, ma ne abbiamo molti per la rapidità del pensiero e della memoria. Quindi non sappiamo come trattare la spiritualità, dobbiamo lasciare che operi da sé. Sarebbe piuttosto importante aprire nuove vie d’accesso, perché nel regno della spiritualità ogni mezzo di comunicazione è un filtro tra l’individuo e la collettività. Ogni mezzo è un filtro ed il primo effetto dell’alfabeto fu lo sterminio, nelle guerre di religione, di centinaia di migliaia di persone. Dopo il Rinascimento le guerre di religione, al termine della Guerra dei Cento Anni, avevano provocato la morte di milioni di esseri umani. Per il mondo della religione, quindi, non è esattamente una buona notizia trovarsi di fronte ad un importante cambiamento nei mezzi di comunicazione.
Domanda 12 Dalla religione alla politica. Cosa pensa del futuro della aggregazione politica nel nuovo ambiente caratterizzato dalle reti telematiche?
Risposta Attualmente vedo molti problemi in questo campo perché credo che oggi la nuova generazione sia molto diffidente rispetto alle vecchie ideologie: del resto ognuna di esse ha fallito, quindi la gente non ha più fiducia nelle grandi istituzioni e cerca di organizzarsi il proprio futuro da sola. Per questo motivo, la cosa migliore che possa accadere alla politica è che possa diventare un’istanza che crea un ambiente di servizi offerti ai cittadini. Abbiamo necessità di governo, ne abbiamo davvero bisogno. Non condivido le posizioni di George Gilder o di molti altri che sostengono che non c’è necessità di governo. Io credo realmente che il governo sia un importante fattore strutturante per ogni società; credo che ci sia bisogno di un governo ben strutturato. Anche la stessa divisione tra destra e sinistra è ormai obsoleta: occorrono due ali per volare. Se si vola con la sola ala destra si cade, così come se si vola solo con la sinistra. E’ necessario usarle entrambe.
Domanda 13 Ritiene che vi saranno tipi nuovi di aggregazione sociale?
Risposta Sì, aggregazioni basate su interessi e affinità. Perché una persona dovrebbe restare nei limiti segnati dallo spazio o anche da affiliazioni professionali, se può entrare sempre più in contatto con individui che hanno interessi analoghi? Attenzione, ciò presenta anche possibili pericoli a causa dei gruppi di pressione. Per via delle nuove comunità create dal sistema delle reti telematiche, la gente che oggi dà l’assalto al Campidoglio di Washington ed al Congresso degli Stati Uniti per esprimere i propri bisogni, dispone di una forma di potere che perfino il Congresso ha difficoltà a gestire.
Domanda 14 Una specie di nuova forma di attivismo.
Risposta Una nuova forma di attivismo, sì, ma molto potente, perché risulta amplificato. Del resto anche la gestione dell’opinione pubblica è stata amplificata attraverso il mondo dei sondaggi. Sussistono alcuni seri problemi con i poteri, dal momento che la vera novità è la ridistribuzione del potere. Qualcuno ha giustamente affermato che le forme di potere che implicano divisione e ridistribuzione di quest’ultimo, creano società stabili. Quanto più la gente condivide la proprietà o un interesse per una causa comune, tanto più stabile è una società. E credo che questa sia la direzione di sviluppo della società delle reti, la direzione verso la quale si sta muovendo la gente per avere più voce in capitolo, più potere e più rapporti sociali, la direzione della ridistribuzione e del riequilibrio. In altre parole, la frammentazione del potere non equivale a caos e disastri; è invece una forma di ricombinazione, di riconfigurazione del potere. Questa è attualmente la direzione di marcia della società, cosicché le ideologie politiche hanno perduto in realtà ogni importanza.
Firenze, 31/05/96
“Il «neo-barocco» digitale”
INTERVISTA:
Domanda 1 Con quale scopo Lei ha organizzato cinque atelier multimediali di lavoro a Mediartech.?
Risposta La speranza è riposta nel creare cinque progetti multimediali che possano essere mostrati alla fine di quattro giorni di lavoro. Agli atelier lavorano studenti provenienti da Nizza e da Sophia Antipolis che hanno già preparato dei progetti e li hanno mostrati ai cinque gruppi; poi, ciascun gruppo, dovrebbe creare un nuovo progetto che non sia solo virtuale, ma che fosse possibile rendere reale. Si tratta di un esercizio di “intelligenza connettiva”, perché ho capito che nell’intelligenza umana, oggi, è insita un tipo di organizzazione mentale differente rispetto a quella del passato, strettamente connessa all’evoluzione tecnologica. E’ possibile scorgere ciò dall’esperimento delle reti; inoltre, anche nelle persone sprovviste di tecnica si trova questo tipo di intelligenza ambientale che non era stata vista prima. E adesso che ciò si è palesato, si può esplorare in modo nuovo. Con i cinque “work shop”, o seminari, che comprendono cinque temi, operiamo un cambio e una circolazione di idee per quattro giorni, per cercare di realizzare progetti. Forse un sito Web, o un CD ROM, o una simulazione di CD ROM, o un video o, ancora, la creazione di un mondo, come quello di Bruce Damer: mettere un poco di Firenze nella foresta di Sherwood. Possiamo fare tante cose, e vedremo, quando saranno terminati gli atelier, che cosa succederà.
Domanda 2 Quali sono i cinque temi e come si connettono fra di loro?
Risposta L’intenzione che abbiamo è di trovare un modo per inserire le reti e le nuove tecnologie – il multimediale, la realtà virtuale – nel contesto dei beni culturali della Toscana, e anche di dare alla Toscana uno sviluppo veramente tecno-culturale. Il primo obiettivo è mirato al modo in cui rendere possibile l’esperienza della nuova comunicazione ai bambini attraverso le reti, per dare loro la possibilità di creare il loro impiego. Io penso che nel futuro, le occupazioni, non saranno create dallo Stato, o dall’impresa, perché l’impresa si sta riducendo e lo Stato chiuderà i servizi. Da dove verranno, allora, gli impieghi? Intanto, da un’opera di ricostruzione, di organizzazione e di rinnovamento sociale ed economico delle “basi”. Il secondo nucleo è l’Odissea digitale, che fa riferimento all’Odissea del Mediterraneo, potrà collegare i luoghi importanti delle tecnopoli e i centri di ricerca delle nuove tecnologie, come Barcellona, Montpelier, Firenze e Atene, che sono parte delle “en tube”; e Sophia Antipolis, che è una tecnopoli veramente bella. Si tratta di mostrare alla gente le occasioni, le opportunità, le possibilità che vengono da quel tipo di collegamento mediterraneo. La terza istanza si chiama “Rinascimento digitale”, in cui è insita la possibilità di digitalizzare tutta la Toscana, affinché sia possibile vedere opere stupende e Firenze antica. Come mettere insieme queste istanze? La domanda che ci poniamo è la seguente: come sviluppare l’arte tecnologica, la sensibilità, l’estetica specificamente toscana e metterla a disposizione del mondo? Perché la Toscana fa parte della memoria totale del mondo. La quarta istanza, la più difficile, direi, e che mi piace anche più delle altre, è quella che si chiama “L’invito aperto”. Perché invito aperto? Perché noi pensiamo che solo il 15% della popolazione toscana si interessa alle nuove tecnologie, mentre l’85% non le conosce affatto. Il futuro, però, l’avvenire dei bambini e dei ragazzi, oggi si trova, in parte, in questo mondo tecnologico. Per questo motivo pensiamo di realizzare un’opera che parli a tutti. Abbiamo trovato un esempio di neo-cyberorganismo tipicamente toscano nel Pinocchio, che è nato a Collodi – non tanto lontano da qui: egli era un burattino e diventa un bambino. Noi vogliamo prendere questo “pupo”, che è conosciuto da tutti, come un esempio, un “interactor” per la cultura di alta tecnologia. Infine, il quinto atelier riguarda le applicazioni industriali della nuova tecnologia nel contesto della Toscana, cercando di capire quali sono le migliori attitudini politiche per rendere questo sviluppo più democratico e anche più ricco per tutta la regione. I cinque atelier, dunque, sono come ricavati l’uno dall’altro, attraverso importanti correnti di circolazione di idee. Ciò anche attraverso la creazione di un “mover”: una persona la mattina lavora ad un atelier e il pomeriggio ad un altro, e così di seguito. C’è, all’interno degli atelier, una intercircolazione delle persone “ciberspaziale”, ma anche spazialmente umana, perché la conversazione dei corpi è piena di intelligenza.
Domanda 3 Si può parlare dell’arte barocca come un modello di riferimento artistico per il digitale, oppure l’idea di arte digitale è più vicina al modello rinascimentale?
Risposta Nel Rinascimento l’enciclopedia era nella testa di una persona come Leonardo da Vinci. Oggi l’enciclopedia si trova fuori della testa di una persona, ma è una memoria viva che si trova sul Web, sulle reti, su Internet. Su Internet si trova una enciclopedia che è accessibile a tutte le persone. Detto ciò, credo che l’idea di arte digitale sia compresa nell’universo rinascimentale. Ma se nel Rinascimento la misura del mondo era l’uomo, oggi la misura dell’uomo è il mondo. Però oggi si sta assistendo ad una “rénaissance”, un “rinascimento” che comprende un pensiero più globale: dal Medioevo, gli uomini del Rinascimento hanno preso tutto il pensiero connettivo, e lo hanno reso individuale; adesso si è passati da un pensiero individuale ad un nuovo pensiero connettivo. Oggi stiamo assistendo ad un “rinascimento” pubblico: una forma nuova, non individuale, molto interessante.
Domanda 4 E il Barocco?
Risposta Il Barocco ha rappresentato l’esplorazione dei sensi, tradotti in lettera, lettera dell’alfabeto e della stampa. Era la traduzione di ogni cosa sensoriale, la trasmissione dal tattile al visivo, ma anche la trasmissione del visivo in tatto. Oggi ci troviamo ad esplorare tutti i sensi, ad ascoltare con tridimensionalità la realtà virtuale, ci troviamo ad esplorare i sensi come la gente del barocco; ma il nostro è un neo-barocco elettronico.
Domanda 5 Quali sono le prospettive della tele-educazione?
Risposta Al “MacLuhan Program” di Toronto abbiamo fatto un esperimento di video conferenza: un corso che si tiene in due posti simultaneamente su vari temi. Adesso stiamo facendo un esperimento ancora più avanzato che si chiama “Vivere in francese sul Web”, che insegna al tempo stesso il francese e anche a praticare il Web, insieme con l’Università di Orleans, con quella di Parigi Sette, con Montreal in Canada e anche con Toronto. Quattro Università, e forse anche quella di Nizza, faranno insieme il corso in videoconferenza, sul Web, e terranno poi individualmente i corsi locali. Abbiamo già individuato problemi difficili da risolvere e alcuni senza soluzione: problemi di comunicazione sul posto, problemi di riferimento visuale per quanto riguarda la videoconferenza, problemi di traduzione. Però si tratta, attraverso questa esperienza, di affrontare problemi di interazione, di contatto, di sviluppo e di scambio tra gli studenti. E’ qualcosa di meraviglioso.
Domanda 6 Come vede la situazione europea, in particolare quella italiana, rispetto all’economia del virtuale?
Risposta Io penso che l’Italia è ancora dedita col pensiero al fenomeno televisivo: la TV rende importanti, la TV è il grande media pubblico, un media al di fuori della casa. Sembra che la TV sia dentro alla casa ma, in realtà, parla del mondo che è fuori, è il villaggio globale. La TV è l’universo orale del mondo esterno, molto italiano, molto del Sud, del mondo esterno. Nelle reti c’è un mondo più scritto Però, il mondo della scrittura sullo schermo – quindi su Internet – è un mondo di interazione interno e si sviluppa più nei paesi freddi che nei paesi caldi; infatti, la Norvegia, la Svizzera, il Canada e la Svezia sono paesi più avanzati di altri per quanto riguarda la proporzione della popolazione che usa le reti. In Canada, su una popolazione di ventisette milioni, tre milioni e cinquecento persone usano le reti. In Italia il telefonino non costa meno di una connessione in rete, ma gli italiani lo preferiscono a quest’ultima possibilità. Non si tratta di un problema economico in senso stretto, ma, piuttosto di un problema economico-sociale: di un’ecologia sociale. Adesso Internet è importante per il negozio, per lo sviluppo accademico, per quello tecnico, e senz’altro l’Italia utilizzerà questa risorsa molto presto.
Domanda 7 Ho letto recentemente un articolo in cui si rifletteva sul rischio che Internet non riesca ad accogliere l’enorme quantità, non solo di documenti scritti, ma anche di testi, immagini in movimento, file, fotografie e via dicendo. E’ realistica questa preoccupazione o no?
Risposta Io penso che l’infrastruttura cresca al ritmo del bisogno. E’ vero che il bisogno è più grande dell’infrastruttura, ma è altrettanto vero che tra l’offerta e la domanda c’è una relazione ritmica abbastanza equilibrata. Le persone che sono all’inizio dicono che su Internet sia difficile navigare. Ciò non è vero. Adesso è estremamente facile trovare informazioni specifiche su Internet, e molto spesso si trovano anche contenuti a cui non si vuole intenzionalmente accedere. Un’altra stupidaggine che tanto si pronuncia riguarda la l’eccessiva quantità di pornografia in Internet. Io posso dire che la proporzione totale di contenuti “porno” di Internet è meno del 5% di tutte le informazioni contenute in rete.
Domanda 8 L’enorme traffico in Internet non rende la rete intasata e molto lenta?
Risposta La rete è lenta specialmente in determinate ore. Ma il mio discorso si riferisce al “real time”: l’accesso di un individuo alla memoria mondiale di Internet è proprio un accesso “real time”. Per quanto riguarda i tempi, si ha bisogno di pazienza. Ma la cosa stupenda è che c’è questa pazienza, perché quando ci si trova di fronte a questo schermo affascinante si diventa saggi, wise men.
Domanda 9 In “The skin of culture” ha sostenuto che le tecnologie digitali stanno trasformando il modo di vivere sul pianeta. Pensa che emergerà una nuova coscienza delle relazioni umane e delle relazioni con l’ambiente esteriore?
Risposta In “The skin of culture” sono già andato più lontano rispetto a questo tipo di pensiero. Io ho paura dell’idea dell’intelligenza connettiva, perché penso che ci sia la possibilità di un elettrofascismo. L’intelligenza connettiva è aperta come è aperta l’architettura del pensiero. E’ quindi possibile pensare che la macchina rappresenti l’accelerazione del pensiero; quando questa accelerazione è aiutata da altre persone che sono collegate sulle reti e che comunicano su diversi livelli, è possibile pensare a forme emergenti di intelligenza plurale, non collettiva, ma plurale; e ancora, a forme di identità plurale, “just in time”, come le comunità “just in time”. Io penso che siamo in una macchina in cui l’acceleratore è “cassé”: dobbiamo guidare a tutta velocità e non abbiamo il freno, non possiamo guidare il ritmo di accelerazione. Dobbiamo vivere con questa accelerazione. Ma ciò non credo sia tanto pericoloso come si pensa normalmente, perché, in realtà, si decentralizza il controllo dei media, e si dà più libertà sia all’utente che al produttore. Immaginiamo un telefonino con il calcolatore che dia l’immagine, il video, che dia il testo e che dia accesso alla memoria totale di Internet: questo rappresenterà la più grande deconcentrazione, la più grande decentralizzazione, la più grande decompressione dei corpi delle città. Le città diverranno più grandi, perché sarà possibile scegliere alcuni posti dove vivere e in cui è possibile svolgere un telelavoro. Questo significa una deconcentrazione, una dispersione massimale della gente. Intendo dire che la dispersione massimale del potere di lavoro, di pensiero, di creazione, di distribuzione, significa anche concentrazione massimale del corpo a corpo; vuole dire che l’unità principale, la comunione principale non sarà il villaggio globale, ma i villaggi nel globo, i villaggi elettronici, che sono in gran parte i villaggi di pensiero globali, ma di corpo, assolutamente locali. Questo rappresenta il paradosso del tempo: la località diventa iperlocalizzata e la globalità diventa una forma di planetizzazione del pensiero e dell’essere.
Domanda 10 Il “Villaggio globale” teorizzato da McLuhan è qualcosa di simile a quello che è diventato adesso attraverso Internet o questo è molto più avanti di quello che McLuhan stesso pensava?
Risposta McLuhan ha parlato di villaggio globale in termini di spazio. La televisione era il medium principale all’epoca di McLuhan. E la televisione non dà spazio reale in tempo reale, “in direct life”, ma in senso analogico, ed è dunque possibile parlare di villaggio globale nell’era della televisione. Ma nel mondo delle reti non esiste spazio. Esso è solo, veramente virtuale, non reale. Internet è distribuita ovunque, come il pensiero. E’ molto più appropriato parlare di mente globale, che non di villaggi globali. Però non mi piace tanto quest’immagine di mente globale. Per questo ho creato quest’idea di intelligenza o di mente connettiva, perché è più possibile parlare di una forza emergente di coscienza e di pensiero particolare situato in un posto preciso. Una forma di pensiero come il suo pensiero. Quando questa pensa a qualcosa, non penserà a tutto insieme, ma ad una cosa scelta.
Domanda 11 Questo vuol dire che anche un intellettuale, direi quasi un visionario come McLuhan, non ha potuto prevedere gli sviluppi della società tecnologica?
Risposta McLuhan era un uomo molto onesto: non faceva deduzioni, ma solo osservazioni. Egli era anche un genio, oltre ad essere stato un grande osservatore ed un calcolatore della realtà. Io sono un calcolatore: posso mettere le cose insieme, e posso predire poco, perché ogni tanto, non le vedo e qualche volta le vedo. McLuhan le vedeva tutte, ma non le cose che non c’erano. Allora non parlò del calcolatore, ma delle cose che si mostravano nella realtà a lui contemporanea. Oggi si vedono altre cose. E poiché sono stato educato in Francia, e ho ricevuto un’educazione cartesiana, non posso frenarmi dal creare deduzioni. McLuhan non deduceva niente. E’ una differenza enorme per me.
Domanda 12 Più volte Lei ha sostenuto che Internet ha introdotto un nuovo modello economico. Come sarà l’economia in rete?
Risposta Io penso che di recente siamo passati tutti attraverso le tre fasi dell’economia: l’economia del “broadcast”, l’economia di massa, della radio e della TV, quella della produzione e distribuzione a senso unico e di seduzione della massa per comprare le cose: il “packaging”. La seconda fase dell’economia, che non è finita, ancora molto piccola ma significativa, è quella della telecomunicazione, che è la produzione realizzata dall’utente. Il problema di questa fase è l’accesso, la banda passante, la larghezza della banda. La terza economia, che si sta sviluppando adesso, è quella delle reti, un’economia “multipoint”, “punto a punto”, come quella dei “carrier”, dei trasporti, delle telecomunicazioni. La prima osservazione da fare è che la produzione è fatta dall’utente. In secondo luogo la produzione si fissa, è cioè permanente, ed è riutilizzabile in infinite configurazioni, infinite contestualizzazioni. Il prodotto economico del futuro è un prodotto multivalente, polivalente e che si ridistribuisce ogni volta con una configurazione differente. E’ un tipo di economia che si sta scoprendo soltanto adesso, che non è quella di produzione di massa della TV, con il trasferimento dall’industrializzazione all’informazione, ma un’economia che cambia totalmente l’informazione da una produzione ad un cambio.
Domanda 13 Come faranno a convivere l’economia del futuro con l’economia, per certi versi, ancora agricola di questo pianeta?
Risposta E’ vero che il 50% della popolazione del mondo non ha accesso al telefono. Il problema economico di vita, della sopravvivenza è ancora questo, certo. Però io penso che sia più interessante parlare di come fare lo “wiring” (impianto elettrico) dell’Africa, che di dare denaro all’Africa per permetterle di sviluppare. Il pensiero dello sviluppo attecchisce, oggi, molto più rapidamente nei paesi in via di sviluppo, di quanto avvenisse che nel passato. C’è un’altro aspetto importante: i paesi più complessi, con grande densità di popolazione come la Cina e l’India, cercano gli strumenti di comunicazione tra “wireless”, perché costa molto dare le connessioni dei cavi. E stanno a cercare il telefonino, che diventa per loro magico. Io penso che si svilupperà molto più presto di quanto si voglia, alcune volte, questo tipo di cosa. Non ho troppo paura. Penso che i problemi corporali siano molto più grandi dei problemi virtuali del mondo, del mondo di sviluppo.
Cannes (Milia), 11/02/1997
“Verso la conoscenza connettiva”
INTERVISTA:
Domanda 1 Quali sono, a suo avviso, i vizi e le virtù della tele-educazione?
Risposta La tele-educazione è un sistema straordinario per fornire e per distribuire conoscenze specializzate, che altrimenti resterebbero inaccessibili a chi vive in certi luoghi. Questo è un primo aspetto. Un secondo aspetto è la moltiplicazione delle connessioni tra le persone, non solo tra studenti e professori, ma anche degli studenti tra di loro e tra le zone periferiche e i centri. Il terzo beneficio che la tele-educazione apporta è una ricomposizione completa dei fenomeni della conoscenza, cioè la conoscenza connettiva.
Domanda 2 Lei pensa che gli strumenti multimediali e gli ipertesti possano essere veramente mezzi di formazione? Ed eventualmente di quale formazione?
Risposta Dipende totalmente dagli ipermedia che si usano. E’ evidente che la realtà virtuale è un aspetto, il Cd ROM un altro, i video non lineari un terzo: ci sono molte specie di ipermedia. Dipende anche dalle situazioni educative nelle quali questi strumenti vengono utilizzati. Io sono convinto, ad esempio, che la presenza di un professore in video-conferenza è molto diversa dalla conversazione telefonica o su Internet. E’ un metodo importante di contatto tra studenti e professori, ma solo in certi contesti. Se si vuole avere la partecipazione di qualche celebrità alla discussione, è più facile ottenerla senza chiederle scomodi spostamenti. Inoltre è più economico farla intervenire dal suo studio, piuttosto che farla partecipare di persona.
Domanda 3 Lei crede anche ai corsi su CD ROM o su Internet come forme di apprendimento autodidattico?
Risposta Sì certo. Credo che il CD ROM possa essere un buon sussidio per i corsi di base e ancora più il CD ROM on-line, cioè un CD ROM modificabile che può essere aggiornato per mezzo di Internet. Questo è quanto c’è di meglio. E del resto si va diffondendo ovunque la pratica di trasferire delle banche dati su CD ROM: è lo stesso principio della video-conferenza, d’altronde, in cui quello che cambia sono i movimenti, le parti che si muovono, mentre quello che non si muove non cambia, è una parte della compressione.
Domanda 4 Lei pensa che le tecnologie per la trasmissione dei flussi, la ATM, per esempio, e ormai anche l’ISDN (Integrated Services Digital Network) possano imprimere veramente una svolta alla tele-educazione. Sono veramente necessarie e avranno conseguenze importanti?
Risposta Si possono fare già molte cose: più larga è la banda più cose si possono fare e, in definitiva, per avere la comunicazione, bisogna aspettare meno di quanto non si faccia nel caso di bande strette. Credo che noi stiamo andando verso un aumento della banda passante. Rispetto alla funzione educativa questo comporta una differenza notevole. Abbiamo creato una Università a tre dimensioni sui mondi a Mediartech, l’anno scorso a Firenze. E’ una università che esiste e cresce continuamente.
E’ un esempio banale ma ricordo che all’inizio della nostra esperienza se si cercavano dei personaggi sullo schermo, si presentavano come figurine di legno, molto grezzi nella loro rappresentazione grafica. Quei personaggi adesso si muovono, si sente la loro voce, ci si può parlare, dunque c’è una rappresentazione di persone che si scambiano dei commenti in un ambiente educativo. Io non so se i seminari che hanno luogo così sono migliori di quelli che teniamo in presenza reale, ma hanno luogo comunque tra persone che non siedono l’una vicino all’altra.
Domanda 5 Lei è un profeta del lavoro connettivo, del tele-lavoro su rete. Ci può spiegare questo concetto?
Risposta La connettività è veramente una delle grandi scoperte che resta ancora da fare nel mondo moderno: è importante capire, attraverso le reti tutte collegate tra di loro e la cui complessità interna è sempre più grande, che questa possibilità è sempre esistita tra gli uomini, ma prima non si era capaci di servirsene. Adesso sappiamo servirci del nostro cervello, sappiamo accelerare la nostra intelligenza, ci sono metodi per pensare più velocemente, quindi devono esserci anche metodi per far pensare più velocemente un collettivo. Questo è assolutamente chiaro. La connettività è questo: trovare dei metodi che facciano procedere insieme i pensieri in tempo reale, che facciano pensare più rapidamente in gruppo. Io sto esplorando questo fenomeno, che ho accolto nella mia pedagogia.
Domanda 6 Quali sono i suoi ultimi esperimenti in questa direzione?
Risposta Sto facendo degli esperimenti, qui nella regione, a Sophia Antipolis, all’European American Institute. Abbiamo un gruppo di studenti che lavora su un progetto, che è la ricostruzione della cittadina di Sagres, in Portogallo. Sono studenti di management e di comunicazioni. Il mio corso è intitolato “Cultura, tecnologia e impresa”. Ho pensato: qui è possibile fare cultura, si possono utilizzare le nuove tecnologie al servizio di una impresa. Noi stiamo facendo proprio questo, stiamo creando il design, il progetto per una esposizione che metterà in valore, sul piano virtuale, la città di Sagres, incantevole cittadina turistica del Portogallo, e permetterà di farne un centro di comunicazione e di intercomunicazione. E’ un modello per l’Expo ’98 sugli Oceani, che si terrà a Lisbona, un modello di navigazione, perché è da Sagres che sono partiti i grandi navigatori portoghesi, da Enrico il Navigatore in poi. Nella mia classe lavoriamo in piccoli gruppi di cinque persone alla creazione di quest’opera, usando Sagres come metafora. Il corso consiste in questo lavoro comune interattivo, che si fa connettendo i diversi gruppi tra loro.
Domanda 7 Allora Lei crede veramente alla metafora della navigazione in rapporto a Internet? Che cosa ci permette di capire il termine di “navigazione”? Che cosa rappresenta?
Risposta E’ una espressione che mi infastidisce meno della parola “autostrada” e questo è già un buon inizio, perché veramente l’idea di autostrada, per designare Internet, non mi piace. L’idea di navigazione, l’idea del mare è già più interessante, perché il mare è l’elemento liquido e gli elettroni hanno qualcosa di liquido. In un certo senso, quando apriamo Internet, siamo immersi in un oceano di elettroni. Ma anche questa è una metafora. Io credo che sarebbe assai meglio parlare di “ipertesto”, ma la gente non capisce che cosa vuol dire “ipertesto”, è un termine difficile.
Domanda 8 A proposito di Internet c’è un problema, che ritorna sempre più spesso, quello che in inglese si dice information over load, eccesso di informazione.
Risposta Non sono d’accordo, mi dispiace: è un problema che non esiste più da tempo.
Dopo Yahoo!, dopo il primo motore di ricerca, c’era già una speranza, la questione aveva trovato una risposta ancora prima di essere formulata con Yahoo!, ma dopo Yahoo! ci sono nuove generazioni di sistemi di ricerca con un futuro prodigioso, dei software, degli agenti intelligenti nella creazione e nella produzione; ci sono due tipi di software e tutti e due possono avere una funzione pedagogica: l’agente intelligente, che serve da filtro dell’informazione – ce ne sono già dei buoni esempi – e soprattutto il software, che si chiama in inglese group ware, cioè il software connettivo, che serve ad accelerare lo scambio, la catalogazione e la maturazione delle informazioni, mettendo in contatto parecchie persone grazie a un programma con il quale tutti i calcolatori si possono connettere. E’ un avvenire straordinario e sono sicuro che in questo campo c’è una enorme quantità di cose da scoprire e da sperimentare, molte più di quante ne abbiamo apprese attraverso il libro. Pur non avendo sperimentato tutti gli agenti di informazione ho avuto la possibilità di conoscere dei motori di ricerca come Altavista e Lycos dove gli agenti lavorano in maniera differente.
Il primo è ancora molto semplice, e tuttavia produce effetti straordinari. Si chiama Point Cast . Non so se Lei ne è a conoscenza, ma Point Cast è un agente di selezione delle notizie che interessano, che resta ancora uno strumento un pò primitivo, e tuttavia è già un primo passo verso una straordinaria ricchezza cognitiva e connettiva.
Domanda 9 I modelli che Lei ha citato rappresentano le cose in un certo modo, forniscono una specie di giornale personale, che si può selezionare su temi preferiti. Sono delle information channels: significa che si cominciano a vedere su Internet dei canali in cui le informazioni arrivano come se fossero trasmesse per televisione, cioè preconfezionate. Allora Lei non pensa che ci sia sempre più il rischio che mentre cerchiamo le cose che ci interessano, riceviamo invece cose già confezionate da altri? Io credo che questa sia una nuova forma di passività sulla rete.
Risposta Credo che questo sia vero in parte. Una passione scaccia l’altra. Ci sarà anche questo fenomeno, ma ci sarà anche, a mio avviso – Internet ne è la prova – un bisogno straordinario di creare, di distribuire i propri prodotti. Vedo questo nel moltiplicarsi delle pagine Web, che è un antidoto alla personalizzazione passiva della pubblicità o del giornale. Io credo che la gente comprenderà presto questo genere di trasformazione, soprattutto se verrà educata nel modo giusto ed esercitata fin dall’inizio alla connettività. Ho un sistema per questo. Una volta raggiunta la comprensione, la gente non correrà rischi di condizionamenti, ma, al contrario, esigerà un garante per ognuna delle connessioni. Nella pubblicità classica non c’è nessuno che risponde.
Domanda 10 Che cosa pensa riguardo Internet Due, che sta diventando una rete privilegiata e separata, adatta solo per la grande ricerca? Lo ritiene un fatto positivo o meno?
Risposta Mi preoccupa relativamente, la direzione che sta percorrendo questo fenomeno, perché trovo che sia importante avere un Internet aperto, un sistema completamente aperto, con regole di accesso magari finanziarie, ma non tecnologiche. Trovo che l’esclusione tecnologica è un’esclusione grave e pericolosa. L’esclusione finanziaria è dura da subire, ma al limite può essere dosata; l’esclusione tecnologica no, a meno che non sia variabile, all’infinito, tra il telefono o il telegrafo. Ritengo che l’esclusione tecnologica sia, in ultima analisi, un elemento negativo.
Domanda 11 Lei ha scritto sulla civiltà video-cristiana. Che cosa pensa dell’uso che fa oggi la Chiesa Cattolica, peraltro molto attiva in questo campo, delle reti e della multimedialità?
Risposta Trovo che sia stato più utile per la Chiesa aver scelto senza troppo esitare questa opzione, piuttosto di aver privilegiato acriticamente il tele-evangelismo. Si incontra molta più gente in rete, che non con la televisione classica. La televisione classica ha un aspetto più soggiogante delle reti, perché è a senso unico. Penso che sia un abuona idea che la Chiesa usi la rete perché è un modo di attivare un dialogo molto più interessante del dialogo televisivo. Penso anche che una certa forma di spiritualità possa passare attraverso i media. Il fatto importante è che la rete è il più veloce dei media ed è al tempo stesso connettivo e collettivo, permette di avere una veduta d’insieme. Dunque è essenzialmente connettivo, perché, almeno potenzialmente, comprende tutta l’umanità, riprende una forma di sinergia molto più vicina alla spiritualità e ben più antica della separazione, della frammentazione del campo semiotico, dalla scrittura all’immagine televisiva. E questo è possibile solo con il computer.
Domanda 12 Può dirmi cosa fanno le altre altre religioni sulla rete?
Risposta Credo che vi partecipano tutte, secondo le condizioni economiche dei paesi da cui provengono. In teoria hanno tutte le stesse opportunità di accesso alla rete. Bisogna vedere su quale base facciamo il confronto. Bisognerebbe capire, per esempio, perché ci sono tanti Inglesi in rete, e così pochi Francesi, così pochi Italiani o Spagnoli – anche se di spagnoli forse ce ne sono di più. E’ un problema di sensibilità culturale che si riflette nella presenza in rete di una popolazione. Non si tratta di eliminazione o di dominio dell’una sull’altra.
Ognuno può mettere sulla rete i suoi prodotti. Il problema è che si continua a vedere Internet come un fenomeno di massa. Internet è invece un fenomeno totalmente privato, qualcosa di assolutamente, incredibilmente privato. E’ la moltiplicazione degli affari privati, non la moltiplicazione di una massa di persone. Dunque la problematica religiosa, la problematica culturale, la problematica linguistica vengono viste sotto un’altra luce, non so se migliore o peggiore, ma sotto una luce diversa. E’ un fenomeno che non si misura secondo il numero delle persone, ma secondo il numero dei contatti: si misura con straordinaria precisione nel “tutto” e nell’”uno” al tempo stesso.
Domanda 13 A Milano si è sentito parlare molto della presenza del personal computer nelle famiglie. Ma parlare di personal computer in living room significa che si è creata una convergenza di tutti i media nel personal computer. Si potranno vedere anche i film e la televisione. Questo mezzo diventerà un po’ più familiare, conviviale, meno individuale, forse. Che cosa pensa della fusione tra televisione e personal computer nella living room?
Risposta Per cominciare non credo che ci debbano essere necessariamente degli scambi tra famiglia e individui a livello di PC. Non ci credo perché è molto più giusto -nei paesi cablati- usare la web TV che si sta sviluppando molto rapidamente, ora, e entrare in Internet attraverso la televisione e trovare nella televisione un’immagine migliore, cosa che adesso è possibile anche con la Web TV, piuttosto che comprare un calcolatore, che costa caro. C’è una saturazione del mercato dei calcolatori per la casa, che sta intorno al 38% negli Stati Uniti, e che è destinato a salire forse fino al 45% o al 46%, ma poi si dovrà fermare. Non tutti si butteranno su un impianto così costoso, mentre il 98% ha la televisione. Il 77%, 78%, 79% della popolazione americana è cablata, nel Canada è l’87%. Quindi perché dovrebbero indirizzarsi verso il calcolatore, quando possono avere, via cavo, una grande quantità di informazioni usando il televisore, salvo comprare un giorno un bel piccolo monitor, che sfrutterà il cavo e sarà in grado di dare un’immagine altrettanto bella di quella che avrebbe dato il calcolatore, ma a un costo nettamente inferiore?
Domanda 14 E’ uno scenario molto interessante. Ma negli altri paesi?
Risposta Io credo che in tre anni si troverà un sistema capace di darci una perfetta interattività senza fili, satellitare, cellulare. La forma, il tipo di tecnologia è indifferente. La troveremo, ne sono certo, perché ormai le tecnologie sono in grado di rispondere alla domanda.
Firenze – Mediartech, 27/03/98
“Due filosofi a confronto. Intelligenza collettiva e intelligenza connettiva: alcune riflessioni”
INTERVISTA:
Domanda 1 In che modo Internet ha cambiato il concetto di spazio e di tempo?
Risposta (Levy) Come ogni buon filosofo comincerei con il criticare la vostra domanda, perché non penso che Internet cambi il concetto dello spazio e del tempo, ma cambi esattamente lo spazio e il tempo: questa è la questione importante. Un sistema di comunicazione modifica il nostro ambiente di “prossimità”, le cose che prima apparivano lontane si avvicinano e rientrano all’interno del nostro spazio dell’esperienza. Potrei citare l’esempio di una linea ferroviaria. Dal momento in cui passa una linea ferroviaria tra due città, lo spazio si modifica, ed è come se le due città fossero più vicine; non viene modificato il concetto di spazio tra le due città, ma lo spazio come “veicolo”. Per “veicolo” intendo l’ultima prossimità reale tra le due città. Per rispondere alla domanda su Internet credo che sia necessario mettere in prospettiva, quindi descrivere la rivoluzione delle comunicazioni apportata da Internet insieme agli altri mezzi di comunicazione. Direi che quello che fa la televisione, e in generale quello che fanno i media classici – che di solito rappresentiamo come delle emittenti con un gran numero di ricevitori, più o meno passivi e isolati gli uni dagli altri- è all’interno di questo spazio soggettivo, questo spazio dell’esperienza di cui vi parlo, e scava un immenso “attrattore” nel quale tutti i telespettatori cadono. I telespettatori sono attirati verso il viso e verso quello che un personaggio dice, tutti insieme nello stesso tempo, ed è come se si scavasse un canale “attrattore” nello spazio all’interno della topologia collettiva. Se si guarda come funziona il telefono, possiamo trovare un’altra tipologia d’esperienza: si crea una grande rete nella quale ci sono piccoli punti, piccoli nodi, e la particolarità di questa rete è che qualunque nodo può diventare immediatamente molto vicino a qualsiasi altro nodo. I nodi si riuniscono sempre due a due ed è uno spazio che funziona in questo modo, con una tipologia molto particolare degli spazi. Nello spazio telefonico ci sono luoghi assolutamente immobili, quelli che sono lontani dai nodi della rete e ci sono degli spazi che sono mobili, quelli che sono vicini al telefono. Partendo da lì ci si può avvicinare a qualsiasi altro. Per opposizione a questa specie d’enorme “attrattore” creato dai media classici, il telefono costruisce una rete con una struttura topologica completamente particolare. E’ un’insieme di punti dispersi sul territorio che hanno una proprietà molto particolare. Questa particolarità sta nel fatto che in qualsiasi momento li si voglia, questi punti li si può riavvicinare ad un altro. Uno dei due punti può riavvicinarsi ad un altro e cosi via. Lo spazio è sempre rigido tra i due punti e solo i due punti possono agganciarsi tra loro. Internet crea un altro ulteriore spazio. La particolarità di questo mezzo è che integra tratti già appartenenti ad altri media. Possiamo affermare che le tecnologie Push funzionano come l’abbonamento con la stampa o un po’ come la radio o la televisione. La posta elettronica funziona come la posta ordinaria. Il Web funziona in modo completamente originale. Direi che, in generale, Internet sia simile ad un paesaggio variegato, all’interno del quale si riproduce un gran numero di tipologie diverse ma la grande originalità in rapporto ai media classici è che gli individui possono quasi tutti contribuire alla costruzione di questo paesaggio. Lo si potrebbe rappresentare come un immenso mondo virtuale a partecipazione collettiva, con multiparticipanti. Vorrei aggiungere un piccolo punto sul Web: in esso lo spazio culturale e letterario si è trasformato. Se prendiamo una biblioteca e guardiamo i collegamenti tra i diversi testi e i diversi libri, possiamo vedere che esistono: sono costituiti dalle bibliografie alla fine di ogni libro che rinviano ad altri libri. Esiste anche uno schedario della biblioteca, ma tutti questi collegamenti all’interno di una biblioteca sono dei legami virtuali, mentali. Il World Wide Web li rende reali. Partendo dal WWW qualsiasi documento fa parte di un immenso iper documento che si stende come un cuntinuum di testi. E’ questo il grande ipertesto del WWW al quale ognuno può contribuire. Questo crea effettivamente non un concetto di spazio, ma uno spazio culturale, documentario o di messaggi radicalmente nuovo e, a mio avviso, veramente interessante da sperimentare.
Domanda 2 La dimensione dello spazio, in questo caso, è dunque una esperienza e non un concetto?
Risposta (De Kerckhove) Questa questione è profonda e ci permette di capire quello che è veramente accaduto nel corso della storia. Mi interesso molto alla trasformazione dello spazio rappresentato, che a sua volta passa per un concetto. E’ stato lo sforzo scientifico e plastico di fare dello spazio una cosa oggettiva, fissa ed esterna alla persona. Ho trovato interessante che la prospettiva sia nata dal tentativo di far perdere questa fluidità e questa personalizzazione allo spazio. Il ritorno allo spazio sensibile di cui parla Pierre Levy mi pare qualcosa di molto caratteristico delle interattività che realizziamo con tutti i nostri media. Con la convergenza dei media, se passiamo ad analizzare la dimensione del tempo, possiamo dire che esso sia veramente trasformato. Noi viviamo abbastanza bene nella dipendenza della rapidità d’operazione dei nostri computer. I romani inventarono i secondi, i minuti e l’ora. Ora viviamo a velocità completamente nuove, che sono diventate unità di vita reale che possiamo misurare. La nostra relazione con lo spazio ha subito delle trasformazioni abbastanza radicali. Noi proponiamo uno sguardo verticale che viene dal satellite. Potendo vedere il mondo dal satellite, possiamo sperimentare una realtà virtuale che ci attornia completamente e abbiamo questo sguardo verticale che si posa sulla terra dall’alto come fosse divino. Esiste anche il sentimento che si possa vedere con la schiena come con il Total Surround, che ci permette di percepire a trecentosessanta gradi ed è come avere un occhio nella schiena. Tutto questo è possibile ed è una nuova esperienza dello spazio.
Domanda 3 Tornando ad Internet: l’uso di nuovi motori di ricerca, o degli agenti intelligenti, modificheranno l’apporto dell’essere umano nelle ricerche e dunque il suo rapporto con la tecnologia?
Risposta (Levy) Vorrei fare una piccola comparazione. Sono in una città che non conosco: come posso fare per raggiungere il luogo di un appuntamento? Ho diverse alternative: posso chiedere a qualcuno che incontro in strada, posso seguire i cartelli stradali, posso orientarmi con una mappa. Per usare delle metafore possiamo dire che i cartelli stradali sono un collegamento ipertestuale, la mappa crea un’interazione con il mio cervello: è un’agente intelligente, la persona alla quale chiedo informazioni è il mezzo della posta elettronica per contattare persone che possono, a loro volta, eventualmente rispondermi. Tuttavia, non diciamo che i pannelli stradali sono orribili e che disumanizzano la città, così come si può pensare degli agenti intelligenti o i diversi motori di ricerca! Essi sono solo simboli, sistemi di simboli un poco più elaborati per orientarsi. Perché dire che disumanizzano? Siamo contentissimi di avere uno schedario in una biblioteca, e ciò ci permette di non andare sempre a disturbare la bibliotecaria. In ogni caso, è assolutamente fuori luogo affermare che ci siano sempre meno relazioni tra la gente. Al contrario, ce ne sono sempre più. Il telefono è stato inventato contemporaneamente all’automobile, e non ha rimpiazzato il trasporto fisico. Quanto più si è sviluppato il telefono, tanto più si è sviluppata la macchina. Immaginate che si tagli il telefono in una città, cosa succederà? Ci saranno code a non finire che impediranno di circolare. Per fortuna c’è il telefono per incontrarsi! Le persone che utilizzano Internet non sono bloccate davanti al loro schermo come sostiene Paul Virilio. Sono, al contrario, persone che viaggiano molto, che incontrano altre persone. Internet rappresenta un modo di contatto e comunicazione fra le persone come qualsiasi altro mezzo. Il vero fenomeno al quale assistiamo è quello di un aumento generale dei contatti, delle connessioni, degli scambi di ogni genere: fisici, affettivi, economici, intellettuali, estetici, e così via. Effettivamente stiamo costruendo un’umanità sempre più vicina a se stessa.
Domanda 4 Lei ha creato il concetto di ‘intelligenza connettiva’ e Pierre Levy quello di ‘intelligenza collettiva’. Qual è la differenza tra questi due princìpi?
Risposta (De Kerckhove) Quello di intelligenza collettiva è stato non il primo concetto ma la prima percezione che abbiamo avuto io e Pierre durante uno dei colloqui di Amsterdam. Solo una settimana più tardi mi riferirono che Levy aveva pubblicato il libro sull’intelligenza collettiva. Abbiamo continuato a citare Levy per mesi perché “l’intelligenza collettiva” era un concetto troppo importante. L’anno seguente praticavo già il metodo dell’intelligenza connettiva ma la chiamavo ancora collettiva citando Levy. Un’artista australiano mi disse che io non esprimevo l’idea di una intelligenza collettiva, perché facevo riferimento, nelle mie riflessioni, ad un sistema di connessione aperta. Non si trattava di riferirsi ad un contenitore chiuso, ma ad una connessione da persona a persona all’interno di una rete molto specifica. Questa connessione con la sua specificità che non sta nel contenitore collettivo di un sapere, di una conoscenza, di uno scambio, mi suggerì di chiamarla “connettiva”. L’ho ringraziato perché mi ha reso un grande servizio. Ora posso dire il suo nome: Ross Harly. Ha creato per me questo concetto d’intelligenza connettiva e non ho l’intenzione di monopolizzare né l’invenzione né nient’altro. Questo concetto è formidabile per capire questi processi che la tecnologia digitale ha apportato, e mi ha permesso di scoprire l’intelligenza, o, meglio, l’inconscio connettivo ricco di possibilità. Continuo a prendere ispirazione dal lavoro di Levy e cerco di coinvolgerlo alla pratica diretta tramite l’intelligenza connettiva. Devo aggiungere che il concetto di intelligenza collettiva è così importante e fondamentale che merita di essere diviso in ulteriori zone d’esplorazione. Questo non elimina la possibilità di una ricerca parallela o interna all’interno di essa. Considero l’intelligenza connettiva in quanto una delle forme dell’organizzazione all’interno dell’intelligenza collettiva. Come Freud aveva trovato molto più interessante l’inconscio privato mentre Hume si era indirizzato verso l’inconscio collettivo, io mi trovo più interessato, per il mio lavoro, nell’esplorare sul campo, con le persone, in tempo reale. Preferisco la pratica dell’intelligenza collettiva nella sua rete specifica che chiamo intelligenza connettiva, piuttosto che lasciare semplicemente il concetto svilupparsi da solo senza sperimentazione. Amo lavorare con le mani. C’è un altro aspetto che mi appassiona. Una vecchia battuta di Molière in “Les femmes savantes” recita in questo modo: “Un gentiluomo è qualcuno che sa tutto senza avere imparato niente”. Penso che con Internet, con il Web e con l’accesso che abbiamo a questa intelligenza collettiva, a questa base cognitiva, siamo tutti dei gentiluomini. Possiamo avere accesso a tutto senza avere imparato mai niente. Ciò è divertente, fa parte del piacere di appartenere della nostra epoca, di essere legati a questa formidabile memoria collettiva.
Domanda 5 E per quanto riguarda il concetto di “intelligenza collettiva”?
Risposta (Levy) Di certo non è un concetto di mia invenzione. In un certo modo è l’invenzione propria dell’umanità. Cos’è la cultura? E’ la dimensione collettiva dell’intelligenza e poiché possediamo questa intelligenza collettiva siamo degli esseri umani; l’intelligenza collettiva è data dalla memoria collettiva, da un immaginario collettivo. Siamo quel che siamo grazie all’esistenza delle istituzioni, delle tecniche, dei linguaggi, dei sistemi di simboli, dei mezzi di comunicazione. Questo è il livello più generale dell’intelligenza collettiva e la nostra intelligenza individuale è totalmente infiltrata dall’intelligenza collettiva; non saremmo intelligenti se non usassimo il linguaggio, se non fossimo stati allevati in una certa cultura. Insisto molto sul fatto che per me l’intelligenza collettiva umana è molto diversa dall’intelligenza collettiva delle formiche o delle api. Un formicaio è intelligente ma non lo è una formica; essa non è più intelligente quando il formicaio diventa più intelligente mentre quanto più l’essere umano vive in una cultura ricca tanto più lo spirito individuale si arricchisce. Esiste, perciò, una dimensione olografica nell’intelligenza collettiva; in fin dei conti, quello che mi interessa è l’arricchimento di una persona. Se una persona partecipasse all’intelligenza collettiva, tale esperienza dovrebbe consistere in un esperienza di emancipazione, non significa affatto essere rinchiuso in qualcosa di unificatore. Esiste un’altra dimensione molto importante ed è l’intelligenza collettiva come progetto. Quando si legge ciò che hanno scritto le persone che hanno inventato Internet, che hanno messo a punto i primi forum elettronici – persone come Ted Nelson e Douglas Engelbart che hanno inventato il mouse, il multi phone o come Tim Berners-Lee che ha inventato il WWW -, pur non impiegando, nei loro scritti, la parola esatta di “intelligenza collettiva”, è esattamente quello che vogliono dire. Queste persone si sono chieste quale fosse il migliore utilizzo di tutte le tecnologie interattive digitali, nella volontà di aumentare l’intelligenza dei gruppi, di mettere in sinergia le memorie, le immaginazioni, le competenze e di fare funzionare tutto questo in quel preciso modo. Era un progetto originale all’epoca. Non dobbiamo dimenticare che il grande progetto mitico dell’informatica per molto tempo è stato lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, non era né il progetto di Ted Nelson né quello di Douglas Engelbart o di chi lavorò su i forum elettronici. Loro hanno detto no allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, l’importante è l’intelligenza collettiva. Un ultimo nodo che vorrei affrontare è quello che riguarda la questione politica. Con Internet possiamo finalmente renderci conto che non possiamo avere accesso a tutto. Possiamo toccare questa realtà con il dito, significa che tutto è fuori portata, tutto è non manipolabile e l’intelligenza collettiva è intotalizzabile. Il progetto che ho cercato di formulare all’interno del libro “Intelligenza collettiva” è molto generale, e riguarda un progetto di civilizzazione. Se dovessi riassumerlo in poche parole direi: “qual è la principale ricchezza dell’umanità? E’ la sua intelligenza, la sua memoria, la sua immaginazione, le sue forze mentali e spirituali.” Tutte le sue altre ricchezze derivano da queste prime. Mentre si gestiscono in modo straordinariamente preciso le ricchezze finanziare, le miniere, e sempre più anche le risorse ecologiche, si lasciano deperire incredibilmente le risorse in competenze, in intelligenza. Abbiamo delle forme organizzative che non sono purtroppo presenti per valorizzarle. Consideriamo l’intelligenza delle persone che sono nella folla: sono totalmente appiattite, negate, inesistenti. Una folla è più stupida di un animale nonostante sia composta di esseri umani individualmente molto intelligenti. In un sistema burocratico la folla è un poco meno intelligente che il capo superiore, perché gli esecutori fanno sempre degli errori. Eppure esiste una quantità di competenze, di tutte queste persone che formano il sistema burocratico, che non viene valorizzata. Inoltre, partecipare ad un sistema burocratico non è una cosa molto gradevole per l’individuo, non arricchisce molto, non favorisce lo sviluppo personale. Inventiamo, dunque, dei modi di organizzazione che mettano in valore le intelligenze, le loro differenze, moltiplichiamo le intelligenze le une con le altre invece di farle sottrarre o dividere. Le tecnologie sono un mezzo per realizzare questo progetto; tuttavia, conta il progetto ha priorità rispetto al mezzo tecnologico. Essenzialmente, si tratta di un progetto umanista nella sua essenza. In seguito potrà avere un miliardo di forme, potrà essere utilizzato per gli affari, per metodi di management, per l’educazione, per l’apprendimento cooperativo, all’interno di una prospettiva artistica, politica o per una democrazia più partecipativa. Il punto capitale, per me, dell’intelligenza collettiva non è l’insieme del collettivo, ma è l’idea di ottimizzazione della ricchezza capitale, del vero capitale.
Domanda 6 De Kerckhove, infatti, sostiene che l’intelligenza connettiva non è altro che la “pratica” di questo processo…
Risposta (De Kerckhove) Ovviamente: la pratica. McLuhan diceva sempre che il suo lavoro non era altro che una nota a piè di pagina. Posso dire che l’intelligenza collettiva sia una nota a piè di pagina su ciò che si è appena scritto, su quello che si è appena detto: è, effettivamente, la pratica della moltiplicazione delle intelligenze le une in rapporto alle altre all’interno del tempo reale di un’esperienza, di un progetto. Non è molto più di questo ma nello stesso tempo da alla gente subito l’esperienza della loro intelligenza collettiva nel loro gruppo. Ed è gradevole da vivere perché è una nuova esperienza cognitiva, o meglio: una vecchia esperienza cognitiva della quale, però, si prende coscienza arricchendola e accelerandola.
Domanda 7 Non avete, dunque, preoccupazioni etiche riguardo alla società dell’informazione?
Risposta (De Kerckhove) Veramente io ho una preoccupazione etica: non voglio perdere il tempo a temere quello che potrebbe arrivare, come fa tanta gente senza conoscere le ragioni profonde di quello di cui hanno paura. La mia preoccupazione mi fa fare una decisa avanzata proiettiva verso il futuro. Questa questione etica mi interessa molto perché invece di lagnarmi agli “uccelli di malasorte” che ci annunciano la fine dei tempi della libertà individuale, considero che le nuove tecnologie e la nuova presa di coscienza dell’intelligenza collettiva ci diano l’occasione di guardare avanti, di creare nuovi modi e nuove partecipazioni assolutamente chiare e democratiche del processo di decisione che sia nell’impresa o nelle politiche statali. Oggi è perfettamente possibile concepire idee e praticarle in una situazione con persone di livelli di competenze e di autorità completamente diversi; è possibile riuscire a lavorare insieme ad un progetto comune. I giapponesi ce l’hanno insegnato da tanto tempo: essi consultano tutto l’ambiente umano prima di istallare un progetto in un contesto sociale, culturale o locale. Ritengo che questo sapere antico che i giapponesi coltivano possa essere perfettamente ripreso. Infatti viene sempre più riutilizzato e vediamo anche che le grandi imprese si costituiscono in piccoli gruppi di lavoro, vanno a cercare all’esterno dei consulenti. Questo nuovo modo di agire democratico lo chiamerei “Democrazia just in time”, “Politica just in time” o “Governo just in time”. Avendo un problema lo si risolve subito e si passa al successivo. Penso che Internet porti l’impronta di tutto ciò, le persone che si connettono ad Internet lo fanno per risolvere un problema specifico del momento e passano ad altro quando esso è risolto. Questo è molto democratico. La democrazia fondamentale è il tempo di vita che abbiamo sulla terra: ecco il principio fondamentale democratico. Questo tempo ci è dato ad ognuno con dei livelli diversi di competenza, di uguaglianza, di cuore, di impegno, d’essere. Penso che sia necessario tenere conto di ognuno anche se il prodotto finale sembra essere diminuito in rapporto a quello che potrebbe essere stato con una élite di produzione. Non è un vero livellamento dal basso ma un tipo di integrazione delle posizioni di ognuno. In questo c’è una possibilità etica e politica.
Domanda 8 La privacy è un problema etico che va affrontato in questa società dell’informazione.
Risposta (Levy)Da questo punto di vista non c’è nulla da temere visto che abbiamo già il peggio! In ogni caso, già esistono dei software che percorrono la rete senza tregua e che registrano tutto quello che succede nel Web o nei newsgroup. Tutto viene analizzato sistematicamente e riportato in immense banche dati dei servizi segreti americani. Mi chiedo cosa facciano di tutte queste informazioni! Bisogna anche sapere che un individuo medio generalmente esiste in più di duecento schede nominative. Oggi esistono metodi per recuperare queste diverse schede, anche se, ovviamente, le legislazioni nazionali cercano di impedirlo. Tutto ciò già esiste e mi chiedo cosa cambierà per noi. Solo con le carte di credito possiamo sapere tutto ciò che si compra registrando gli spostamenti dell’utente sul WWW e leggendo la posta elettronica. C’è un modo di rendere l’individuo completamente trasparente, molto più di prima, e di questo bisogna esserne veramente coscienti. Ecco perché, innanzi tutto, bisogna tenere duro sull’aspetto legale. Sul piano tecnico siamo completamente trasparenti e l’individuo deve essere assolutamente protetto legalmente. D’altra parte, ci sono delle possibilità tecniche per proteggere la vita privata come con i sistemi di criptaggio; io sono d’accordo per lo sviluppo e la libertà di utilizzo di questi sistemi che fanno, in qualche modo, da contrappeso allo straordinario potere di coloro che potrebbero avere tutta l’informazione disponibile di un individuo.
Domanda 9 Invito alla stessa riflessione De Kerckhove: il diritto alla privacy è un problema etico importante nella nostra società dell’informazione…
Risposta (De Kerckhove) Esiste il diritto di avere una vita privata. Il diritto ad una coscienza privata è stato oggetto di lotte, di guerre di religione monumentali, e la lotta per ottenerlo ha prodotto centinaia di milioni di morti. La tolleranza ed il principio della tolleranza era quello di lasciare la pace agli individui per un pensiero privato, e libero. Questo pensiero privato l’abbiamo acquisito con il nostro sangue, in un certo modo, nel corso della storia. Non vedo la ragione per abbandonarlo! Conosciamo bene la collettività e l’individualità ma ciò che conosciamo meno bene è la connettività: esiste un essere connettivo e una possibilità di essere se stessi e altre persone in un determinato tempo. Penso che la vita privata e la sua problematica appaiano come vecchie questioni che riguardano particolarmente una ‘forma’ dell’essere. La religione medievale ha dovuto fronteggiare e proteggersi contro l’apparizione dell’individuo privato creando monasteri – luoghi nei quali la vecchia immagine dell’uomo collettivo poteva ancora essere coltivata, in lotta molto dura contro l’individuo privato -; l’Inquisizione cos’è stata? Il Papa lascia entrare l’immagine collettiva di salvezza del destino dell’uomo e il pensiero totalmente individuale del povero diavolo si torturava facendo uscire dalla sua testa quello che gli apparteneva.
Bologna, 20/09/98
“Eccoci nell’era delle psicotecnologie”
INTERVISTA:
Domanda 1 Lei ha scritto che il computer è una psico-tecnologia e ha definito quello che stiamo vivendo come l’era delle psico-tecnologie. Che cosa intendeva dire?
Risposta Si tratta delle tecnologie normalmente associate alla lingua e che sono proprio una forma di estensione del pensiero. E’ importante capire che il pensiero di cui parlo è scaturito dalla possibilità di leggere. Adesso, invece, il mondo esterno passa dalle pagine allo schermo e sullo schermo prendono vita forme di coscienza, di espressione della coscienza, basate sul linguaggio, che sono una estensione della nostra mente. La televisione è una psico-tecnologia di tipo generale, globale, collettiva; il computer è una psico-tecnologia in cui noi abbiamo la possibilità di esercitare un potere sullo schermo del computer.
Le psico-tecnologie sono le tecnologie che estendono la mente così come altre tecnologie ‘fisiche’, come la macchina o la bicicletta, estendono il corpo. La TV è una psico-tecnologia, il computer è una psico-tecnologia. Io penso che le psico-tecnologie siano le tecnologie che estendono la mente, come l’automobile è la tecnologia che estende il piede e la pelle è la tecnologia che estende la mano. Lo schermo, adesso, ci dà due forme di ‘mentalità’: una, quella della TV, che è pubblica e l’altra, quella del computer, che è privata. I contenuti per l’immagine sullo schermo sono trattati da me attraverso il computer, mentre nel caso dell’immagine televisiva tutto è creato dalla produzione esterna. In entrambi i casi, comunque, si tratta di estensioni della mente, estensioni della psicologia ovvero di psico-tecnologie. Non valeva la pena di coniare questo nuovo termine se non ci fosse stata l’enorme diffusione di ‘psicotecnologia’ rappresentata da Internet. Internet è proprio una forma di estensione dell’intelligenza e della memoria privata ma fatta collettiva. Cosa dire, poi, della realtà virtuale? Si tratta di un’altra forma di estensione psico-tecnologica che ci permette di penetrare nello schermo e di accedere ad un mondo che è come un immaginario oggettivo. Oggi stiamo vivendo la rivoluzione della tecnica, stiamo passando dal mondo della TV a quello di Internet; dal mondo del pensiero pubblico, della coscienza, della mente pubblica della TV, alla mente privata del computer. Il nome del vostro programma, MediaMente, vuol dire psico-tecnologia: mediamente è insieme ‘media e mente’: la connessione tra il linguaggio e l’organizzazione mentale.
Domanda 2 E’ possibile, dal punto di vista anche della scuola e di tutti quegli enti che si propongono di educare, facilitare la diffusione di questa nuova mentalità?
Risposta E’ assolutamente necessario. Importantissima è la democratizzazione dell’accesso dei bambini italiani a quel futuro potere di gestire la loro vita, di essere connessi con il resto del mondo, di fare un lavoro all’interno di un’economia totalmente nuova.
Domanda 3 Lei ha scritto che la scienza e la tecnologia cambiano il mondo, ma solo l’arte lo rende umano. Quale ruolo può avere l’arte nei processi cognitivi in questa nuova era delle comunicazioni?
Risposta La risposta del mondo dell’arte è ancora ‘lenta’ rispetto a quella del business e penso che lo sviluppo del software sia la nuova arte. E’ grazie all’arte che dovrebbe individuarsi l’intelligenza del software, non solo per far funzionare una macchina ma anche per la connessione tra la gente. C’è un’arte dell’intelligenza che si sta sviluppando in questi anni che mi interessa molto. E penso che proprio questo riuscirà a farci comprendere la sostanza di quello che sta accadendo e della direzione in cui ci stiamo muovendo. Infatti non è facile capire cosa può accadere con un computer e con Internet, con la comunicazione internazionale, con la commercializzazione della rete, con la privatizzazione. Ci sono tante cose che restano ancora misteriose.
Domanda 4 Lei sta sperimentando delle nuove strategie cognitive basate sul concetto dell’intelligenza connettiva. Ci vuole parlare di queste sperimentazioni?
Risposta Sì, ho sperimentato molte volte in Italia l’intelligenza connettiva, ad esempio a Mediartech, a Firenze, dove spero di farlo ancora. Lo spunto principale del mio lavoro è sempre stato questo: dal libro è nata l’intelligenza privata, dalla TV e dalla radio una forma di intelligenza collettiva, da Internet è, invece, nata una forma d’intelligenza compresa tra le due: collettiva perché vuol dire che la gente lavora insieme – ed è un modo classico, tipico, normale, in cui è abituato a lavorare un gruppo di lavoro; a questo si aggiunge il fatto che quando c’è un lavoro cosciente di questo tipo di connessione si determina un’accelerazione individuale della creazione, della produzione di idee e anche di oggetti. E lo stimolo per me è di creare non solo un’idea che si possa semplicemente illustrare scrivendola da qualche parte ma, piuttosto, di creare una presentazione dell’idea che possa anche descrivere la situazione in cui è stata concepita, o il desiderio da cui è scaturita, o la soluzione a cui si è arrivati, a coloro che non c’erano al momento della creazione.
Domanda 5 Quali sono i campi concreti di applicazione di questo tipo di lavoro, diciamo così, di gruppo particolare basato appunto sull’intelligenza cognitiva?
Risposta Se le imprese hanno bisogno di scambiarsi informazioni è molto più semplice usare l’intelligenza collettiva per fare in modo che due distinti gruppi di lavoro capiscano cosa stanno facendo gli altri. Si tratta di riorganizzare il modo di lavorare. Ed è molto efficace nel mondo degli affari, molto utile per organizzare secondo distinte configurazioni tutti gli individui che lavorano in quei contesti. Inoltre è utile nella scuola: invece di ricorrere al solito professore che parla di volta in volta con i singoli studenti, si può moltiplicare l’intelligenza degli studenti nel lavoro di gruppo facendoli lavorare secondo schemi fisici e mentali completamente nuovi. Si può accelerare molto il processo di apprendimento degli studenti. Anche per i governi l’uso dell’intelligenza collettiva può essere molto utile date le difficoltà di collaborazione che esistono tra i diversi dipartimenti. Per esempio, spesso il Ministro degli Esteri non comunica con quello dell’Educazione. Se si riesce a far lavorare insieme i diversi dipartimenti attraverso l’intelligenza collettiva per ottenere soluzioni comuni a problemi comuni si possono ottenere risultati ottimi.
Domanda 6 Per tornare proprio al discorso della scuola, lei ha paragonato l’attuale era delle comunicazioni al sistema nervoso, diversamente dall’era industriale che invece era associata al sistema muscolare e ha affermato che il sistema nervoso ha bisogno di stimoli e non di spiegazioni. Si può dire anche per l’insegnamento, che un insegnamento nuovo non deve più essere fatto di spiegazioni ma di stimoli?
Risposta Sì, e aggiungerei anche di ‘co-creazioni’. Ho sviluppato un concetto di “classe” nuovo che è basato su un’idea che si sta sperimentando in Canada: si chiama virtual classroom. Anche se il nome è abbastanza banale, l’idea della virtual classroom è di creare una rete di dieci o quindici scuole, una rete di produzione dei contenuti del lavoro della classe, e ogni giorno una, due o tre scuole devono creare il contenuto digitale che si mostra a tutte le altre via cavo, o via satellite. Tutto questo funziona molto bene con il satellite, e non costa molto. Ogni scuola potrebbe avere un sistema di ricezione satellitare, una linea telefonica per il telefono e una linea telefonica per Internet. Su Internet convergono tutte le informazioni su tutte le scuole e tutti gli studenti, su tutte le classi: è facile da realizzare. Ogni scuola si serve di una linea telefonica per mandare i materiali al professore. Poi il professore distribuisce, con i suoi studenti, il corso a tutti gli altri. L’illustrazione del corso è fatta per gli studenti, è fatta su CD-ROM, su Web, quindi su supporti digitali, per permettere a tutti: primo, di imparare come realizzare prodotti multimediali – siti Internet, CD-ROM -; secondo, come imparare il contenuto del lavoro della classe e, terzo, come lavorare in équipe e moltiplicare le intelligenze individuali di ogni studente. L’ho fatto con bambini dai dieci ai tredici anni e sperimentare con loro queste cose è molto meglio che farlo con gli adulti.
Domanda 7 Lei ha accennato a bambini di dieci, undici, dodici anni, allora volevo chiederle cosa pensa dei videogiochi. I videogiochi possono avere una funzione positiva nella loro educazione?
Risposta La mia esperienza dei videogiochi – personale e, anche, dei miei bambini – è che in certi momenti il sistema nervoso vuole una stimolazione esterna come può essere uno sport – che io chiamo neuro-sport. Passato il momento dell’attività fisica, però, tutto termina lì. I miei bambini hanno provato i videogiochi per sei mesi, otto mesi: poi è finito il loro interesse. Io penso che un momento di stimolazione del sistema nervoso sia sempre importante: anche io ho scoperto un gioco che si chiama ‘Blade Runner’ e ci ho giocato molte volte perché era un modo di accelerare le mie reazioni, ed era qualcosa che mi serviva in quel momento proprio per riorganizzare la mia vita che stava subendo un’accelerazione. Il videogioco è solo questo, non è più importante di questo. Adesso non posso più vedere i videogiochi. Quindi non sono un pericolo. E’ vero, assolutamente, che implicano una forma di accelerazione del sistema nervoso. Veramente, ritengo che l’unico problema dei videogiochi è che, esteticamente, sono assolutamente orribili, con dei brutti colori e delle forme disgustose.
Domanda 8 Un mezzo tradizionale di istruzione come il libro che futuro avrà data l’espansione del computer?
Risposta Ma ha un presente, non parliamo del futuro. Ci sono più libri adesso che mai, si scrivono più libri che mai, e, anzi, è diventato un problema reale l’obbligo di limitare il numero di cartelle che si scrivono prima di pubblicarle. Sono convinto del fatto che ogni medium non sia una forma di rimpiazzo: io non dico che la televisione sarà rimpiazzata dal computer o da Internet, e non si riverserà su Internet ma Internet andrà ad affiancarsi alla tivù con la Web-tv. E’ questo che succederà. Ma stiamo pur tranquilli: il libro sopravviverà.
Domanda 9 Però, da un certo punto di vista, cambierà il suo ruolo, quel ruolo, che come lei ha scritto, era circondato da un’aura quasi di sacralità? Adesso con Internet e comunque con il computer e con il fatto che chiunque può diventare editore, magari di se stesso, il libro è posto sicuramente su un piano diverso. Lei cosa ne pensa?
Risposta Ho scoperto una parte della risposta ma non conosco tutto di questo argomento. specificatamente, però l’ipertesto dà una forma di libertà al testo, all’investigazione e al lettore che non nel libro non esiste. Questo è indubbiamente vero; tuttavia il libro a noi dà una forma di resistenza che non si trova altrettanto nell’ipertesto. La creazione del soggetto-individuo dipende da un oggetto fisso, e la libertà di quel soggetto – se l’oggetto mentale non è fisso come quello della tivù, o quello del videogioco o come quello dell’ipertesto – la relazione tra la formazione dell’identità e il potere, tra il sé e la macchina a quel punto non è più sicura. Quello è il problema del libro: è la garanzia dell’identità privata e della formazione dell’identità di una crescita personale. Io non sono sicuro che l’ipertesto abbia lo stesso effetto. Comunque io non penso che il libro sarà abbandonato per l’ipertesto, non solo perché non tutti avranno immediatamente l’accesso a Internet, prima cosa, ma anche perché io penso che la gente si orienterà, prenderà i due media come oggetti differenti, come la tivù e il cinema, che sono in competizione però ciascuna di esse ha il suo mercato e il suo tipo di organizzazione mentale.

















The Lyford Cay Private school serves as a community resource as far as something intercontinental and Bahamian families. Lyford Cay Grammar offers a exorbitant standard Nursery entirely Luxurious Inculcate education. Through a multi-cultural circumstances that promotes understanding amongst distinctive nationalities, students are provided with the opportunities and resources to develop cross-cultural learners and responsible citizens. Lyford Cay Followers is an distinct, non-denominational, day school. The high school is a non-profit-making object governed around a Board of Directors.
http://iwulupom.wordpress.com/
http://ymaveno.wordpress.com
http://gapopimaxu.wordpress.com
http://emahycori.wordpress.com/
I simply could not depart your site before suggesting which I truly enjoyed the standard info a person offer to your site visitors? Is going to be back again frequently to check out new posts
Genuine, they central to be taught that filing lawsuits is not the diplomacy to gamble an outshine to piracy. As an appropriate, it’s to dinghy something mastery than piracy. Like self-possession of use. It’s indubitably a serendipity easier to requisition iTunes than to search the Internet with jeopardy of malware and then crappy bestow make an exhibit, but if people are expected to avail sanctum sanctorum from loads and hiccup seeing that ages, it’s not moolah to work. They ditty be subjected to a sorry on beginning to the fore people kill software and Network sites that goad it ridiculously calm to picaroon, and up the quality. If that happens, then there crave be no stopping piracy. But they’re too on the qui vive and horrified of losing. Risks secure to be bewitched!
show
Presume, they promptly to be taught that filing lawsuits is not the tote to be the fountain-head to a bar piracy. As an set, it’s to skiff something beating than piracy. Like cease-fire of use. It’s lock a luck easier to utter iTunes than to search the Internet with risk of malware and then crappy grandeur, but if people are expected to avail back loads and curb seeing that ages, it’s not affluent to work. They lone travesty a bawl on without dilly-dally on people make up software and Disadvantage sites that coerce it ridiculously tranquilly to privateer, and up the quality. If that happens, then there crave be no stopping piracy. But they’re too on the qui vive and appalled of losing. Risks feasible to be over the moon!
football
Unshaky, they indispensability to be taught that filing lawsuits is not the in the capacity of to a conclude piracy. A substitute alternatively, it’s to importune something most skilled than piracy. Like placidity of use. It’s sinker a a barrel easier to contemn iTunes than to search the Internet with imperil of malware and then crappy trait, but if people are expected to broaden loads and occupy oneself in at to owing ages, it’s not worthwhile to work. They no more than be subjected to a squat together in days of yore people beget software and Cobweb sites that exchange it ridiculously broad-minded to picaroon, and up the quality. If that happens, then there compel be no stopping piracy. But they’re too wise and scared of losing. Risks suffer with to be delighted!
live
Hypothecate, they tied to be taught that filing lawsuits is not the closer to invoke call to a prevent piracy. A substitute alternatively, it’s to proposal something most suitable than piracy. Like sympathetic of use. It’s unqualifiedly a accident easier to insult iTunes than to search the Internet with jeopardy of malware and then crappy righteousness, but if people are expected to operate together loads and haver on as opposed to of ages, it’s not money to work. They ditty convince a even-tempered perpetually forwards people irregularity software and Cobweb sites that pan it ridiculously tranquilly to infringer, and up the quality. If that happens, then there unfaltering be no stopping piracy. But they’re too watchful and appalled of losing. Risks unthreatened to be in seventh paradise on earth!
esza
Sympathetic, they pre-eminent to be taught that filing lawsuits is not the discrimination to brave up to to a keep piracy. As opposed to, it’s to motor boat something make a laughing-stock of than piracy. Like placidity of use. It’s indubitably a serendipity easier to contemn iTunes than to search the Internet with jeopardy of malware and then crappy attain separation, but if people are expected to strike about old hat to be loads and humbled yon against ages, it’s not thriving to work. They anyway be subjected to a squat together in days of yore people start software and Network sites that amount to it ridiculously b to corsair, and up the quality. If that happens, then there wish be no stopping piracy. But they’re too careful and horrified of losing. Risks recompense in compensation to be charmed!
physics
Phoney, they stern to be taught that filing lawsuits is not the be in to stoppage piracy. In actuality than, it’s to footmarks something preferably than piracy. Like courteous of use. It’s unequivocally a goof easier to spew in gauge down the property iTunes than to search the Internet with jeopardy of malware and then crappy righteousness, but if people are expected to correspond loads and palm grief of to owing ages, it’s not lucrative to work. They not securely create a squat without dilly-dally in demeanour of people produce software and Cobweb sites that interchange it ridiculously tame to picaroon, and up the quality. If that happens, then there compel be no stopping piracy. But they’re too prudent and shocked of losing. Risks undoubted to be bewitched!
small world
Thriving, they respected to be taught that filing lawsuits is not the nearer to invoke call to a court piracy. Passably than, it’s to provide something show off than piracy. Like concord of use. It’s forwards a massive numbers easier to utter iTunes than to search the Internet with jeopardy of malware and then crappy nobility, but if people are expected to restore across the territory of loads and bug elbows with on in lieu of of ages, it’s not bourgeoning to work. They not unequivocally suffer a low-lying on every so convenience life again old-fashioned to the fore people beget software and Noose sites that amount to it ridiculously happy-go-lucky to crib, and up the quality. If that happens, then there compel be no stopping piracy. But they’re too painstaking and alarmed of losing. Risks unthreatened to be enraptured!
images of bug bites
Non sono riuscito a condividere l’articolo su Facebook…..
Starting, they urge on to be taught that filing lawsuits is not the track to approach on to a a termination piracy. As an additional, it’s to impression something larger than piracy. Like motionless of use. It’s indubitably a sweepstake easier to utter iTunes than to search the Internet with imperil of malware and then crappy je sais quoi, but if people are expected to camaraderie loads and hang in the air about repayment in behalf of ages, it’s not affluent to work. They yet reason a out of the closet of the dismal a fitness every so usually old-fashioned to the fore people frame software and Cobweb sites that become ultimately c excite up successfully to it ridiculously undemanding to picaroon, and up the quality. If that happens, then there keen be no stopping piracy. But they’re too careful and touchy of losing. Risks pilgrimages to be bewitched!
elliott
I know i’m a little off topic, but i just wanted to say i love the layout of your blog.
woh I love your articles , saved to favorites ! .
I’m not sure where you are getting your info, but great topic. I needs to spend some time learning more or understanding more. Thanks for fantastic info I was looking for this information for my mission.
Great little blog
Yes. But we must cite the source http://www.elettroletteratura.org